mercoledì 22 maggio 2019

FILASTROCCA DEI GIORNI TRISTI

Correggo compiti, cancello errori, 
la i senza e, la e senza a, 
cancello quello che la felicità non mi dà. 
Correggo il tempo, ma non lo trovo, 
correggo il cielo se non è un volo, 
cancello la luna quando piange,
la cerco con lo sguardo, 
correggo quello che non c'è,
le lacrime della sera, la luna nel mare, correggo il sapore di sale. 

Correggo verbi, parole non scritte, 
correggo frasi che non vanno dritte. 
Cancello il di piú che nel contesto stona, correggo il ritornello che nel cuore risuona, è come un sussurro o una promessa, 
è tutto quello che mi fa girar la testa. 

Correggo un fil di poesia, 
una penna rossa e un soffio sottile, 
è come un bacio di carta, 
sul cuore che canta, un rosso di labbra, 
un tocco gentile.

Correggo i giorni perduti, le lacrime perse, 
le scarpe consunte, le facce ormai spente. 
Correggo i momenti sprecati, 
i verbi al passato, i tempi all'unisono, 
le concordanze dei giorni,  
solo un sorriso. 

Cancello quello che ti fa soffrire, 
le stagioni del tempo, 
il pianto del cuore, un soffio di vento. 
Correggo i tuoi drammi, 
cancello i tuoi lividi, 
con i fiumi di inchiostro coloro
i tuoi limiti, 
e il resto che resta e che incorretto non è 
lo stringo nel cuore, lo tengo per te.  




martedì 21 maggio 2019

STANCHEZZE

C'è una stanchezza che non è solo quella degli insegnanti a maggio. 
È una stanchezza diversa, che coincide con la verità. La stanchezza dei grandi è diversa da quella dei bambini. Quando hai questo tipo di stanchezza qui, non c'è nulla da fare, significa che sei cresciuto. 

I bambini quando sono stanchi fanno i capricci, ma tuttavia potrebbero continuare a giocare all'infinito, e tutto per il solo piacere inconsapevole di essere, di esistere. Per i grandi no, per i grandi è diverso.
Non bisognerebbe mai perdere quella leggerezza lí, quella dei bambini, qualcosa di bello da fare, qualcosa di buono da mangiare, qualcuno di amato da abbracciare. 

La stanchezza dei bambini si auto-annulla, si azzera, ricomincia, si dimentica. Si scarica alla sera, è nulla ogni mattina, con la luce del sole.
 Quella dei grandi invece è una stanchezza diversa, non si dimentica, a volte neanche si manifesta, ti resta dentro, era lì ad una festa di compleanno, ad una seduta di laurea, in fila all'ufficio postale. Ti rende triste, ti lascia assorto.

È una stanchezza che nasce dagli occhi quando hanno troppo visto o troppo sofferto, quando hanno troppo amato o  troppo sognato, quando hanno troppo temuto o sbagliato nei tempi, nei bilanci, nei programmi, o in nulla, è così e basta, e dire che non c'è una stanchezza precisa, ognuno ha la sua, bella e buona e giusta, o ingiusta, perchè non tutte le stanchezze sono giuste.

È una stanchezza che nasce dal dolore, mai dalla felicità. Non si può essere stanchi della felicità, al massimo non la si comprende per davvero, è come per Chiara Ferragni che affitta Gardaland ma poi va in giro in bici,  la stanchezza dei grandi non si sa, ma ha qualcosa che ha a che fare con la vita, e fa un po' male al cuore. 

Il tempo che passa, quello che porta con sè, quello che abbiamo perso, quello che eravamo e che non siamo più, quello che volevamo fosse il mondo e invece è tutta un'altra cosa, quello che faresti per cambiare le cose e non si può, le parole non dette, quelle sprecate,  perchè la vita è sempre troppo grande per i sogni di chi non sa ancora cosa significa crescere. 

Ci sono stanchezze che fanno profondamente soffrire.
Altre no, altre insegnano, altre le assapori, altre ti dicono cosa ami. E vorresti inseguirle all' infinito. 
Le stanchezze lasciano impronte sui volti della vita, scavano rughe lì dove c'erano attese, riempiono silenzi di verità, ma insegnano il senso delle cose, gli sguardi veri sulle parole importanti, quello che sei, la musica che hai dentro, quello che resta fuori, quello che porti con te, la misteriosa permanenza dell'amore, nella corrente mai ferma della vita. 




domenica 12 maggio 2019

LONTANO

Oggi ho nel cuore
una vaga malinconia
sento il vuoto
delle cose
lontano
non significa nulla
lontano per il cuore
non esiste
è solo una parola che
non ha chilomentri
non ha tempo
non ha confini
ho chiesto alla pioggia
un canto di culla
per te
ti sento vicina
come non mai

venerdì 10 maggio 2019

CANTO DI MAGGIO

Quest'anno non è venuta
primavera
mi aspettavo di incontrarla
nel tepore dei prati
tra gli sprazzi gioiosi di
cieli di fiori
vestita a festa
dal profumo di zolle
invece maggio
era triste
maggio era un pianto
di rose
un lamento
di tenerezza pieno
un'assenza dolente
di giorni che non sono più
ho visto il grano crescere
i campi farsi silenzio
maggio era un saluto
un congedo
un canto d'amore

mercoledì 8 maggio 2019

NUVOLE STASERA

Dov'è il cuore? Il cuore è in un sacco di posti, ma è solo in alcuni che vive davvero. 
Ancora le nuvole scrivono le parole più belle stasera.
Per te.


Riparo il cuore
cancellando le cicatrici
il tempo della lontananza
è un ricordo sfocato
un giorno incompreso 
nella luce del sacro 
che ogni mattina 
ci ricorda 
cos'è l'amore



martedì 7 maggio 2019

TRENI

I treni vanno e vengono. Ma non sono mai vuoti. Anche un treno senza passeggeri ha la sua storia.
Quello che conta dei treni è che vanno sempre verso qualcosa. Per qualcuno si chiama "casa", per altri è un "incontro", per altri ancora "destino", ma un percorso non è mai solo un viaggio.
Quello che conta dei treni è che ci sia sempre qualcosa di importante alla fine della strada, qualcosa che valga tutti quei chilometri, tutti quei binari, tutte quelle stazioni. E che, a fine percorso, sia lì ad aspettarti.
I treni insegnano che le lacrime non possono fare nulla. Non cancellano il percorso, ma riscaldano il ricordo.
E il cuore lo sa.
I treni raccontano un po' l'amore, alla fine.
Perchè quando le porte si aprono e si chiudono, tra la folla in partenza e in arrivo, lì lungo quei binari, c'è solo una persona, tra tutte, che vorresti fosse lì, solo per te.

domenica 5 maggio 2019

PER TE

Voglio ricordarti come sei sempre stata,
come un giorno d'infanzia, nel telefono della domenica mattina, nella tavola apparecchiata lì dove si stringono le dolcezze, una presenza vigile, forte e gentile.
Siedo alla tua tavola e non ho parole, e rivedo la luce di un tempo, quel vivere che mi pareva eterno, quella casa che esiste ancora, solo per me.
Il dolore che parla sopporta, il dolore che piange è muto. Non posso dimenticare, nulla, non dimenticherò. Te ne sei andata via, troppo presto, non mi sembra possibile, non mi sembra neanche vero. In silenzio, con dignità, coraggio. Sei con me in ogni soffio di vento, che tutto lascia e niente porta via.

sabato 4 maggio 2019

PIOVE

Piove sulle rose di maggio,
sui nostri cuori,
sui giorni passati.
Piove sul
silenzio
sui pensieri
sulle strade
sui tuoi sguardi
che non so
lasciare
piove su tutto quello
che non ti ho detto
lì dove si fermano
le tristezze
e l'amore
è per sempre
ho appoggiato l'orecchio
sul tuo cuore
e ho sentito il mio 


mercoledì 1 maggio 2019

GIORNI

Un pianto, nonna 
un pianto 
mi ha lasciato un dolore 
mesto di giorni lontani 
La strada finiva sempre 
dove tu indicavi 
all'ora tarda 
che non comprendevo 
incrocio dell' oggi 
e di ieri
ed ora non siamo 
che lo spazio di una giovinezza 
antica, 
le pause dell'orologio 
allo scoccare delle ore
i silenzi 
vicino al fuoco spento

lunedì 29 aprile 2019

PIOGGIA

Posso scrivere della pioggia, che è come il cuore dei poeti, qualcosa che piange a volte, o che dà luce, risplende. Non parla, no, ma per alcuni è lamento, per altri solo un nome, per molti qualcosa come  malinconia. 
"Chiamami tristezza, se ti va", oppure no, nella pioggia vanno a finire i giorni belli, i pensieri felici, i giochi d'infanzia, lì dove tutte le cose vanno verso le stelle, e il cielo le riporta giù, per quelli che hanno ancora voglia di credere e sognare. 
"Chiamami amore se ti va", se sono le sillabe che danno senso a tutto, e quando piove lo capisci un po' di più, perchè il cielo ha il suo specchio, e a volte solo i fiori lo stanno a guardare. 
"Chiamami poesia, se puoi", se queste finestre hanno lo stesso riflesso delle case più in là, e dire che non posso capire i pensieri della gente, le parole non dette, le storie che ognuno porta con sè. La pioggia sì, cade e capisce tutto, risplende e pulisce, ristora e cancella, sbiadisce quello che non ha senso, quello che non ha sapore, quello che abbiamo dimenticato. 
Il resto resiste, sopporta, è per sempre. 
Canta e racconta la pioggia. 


venerdì 26 aprile 2019

PERDONAME HULK POR MI VIDA MALINCONICA

Martina ha preso l'abitudine di lasciarmi bigliettini dappertutto. Principalmente in casa, sotto le porte. È una cosa bella, mi fa tenerezza, mi fa sorridere. È bellissimo imprimere un'emozione sulla carta, lo facevamo anche noi una volta, forse lo abbiamo dimenticato. I bambini no, i bambini usano le penne colorate, e riempiono di spazi i vuoti dei grandi. 
Sembra un caso, eppure no, perchè per loro usare i colori è come per il cielo usare l'arcobaleno, è qualcosa di spontaneo, di magico, come dire dopo la pioggia viene sempre il sole, dopo le lacrime c'è sempre un amore.  

Mi piacciono i biglietti colorati, mi ricordano i disegni che facevo anche io, i cieli che non si riempivano mai, i colori che non bastavano, e dire che di disegni ne ho fatti tantissimi. Mi piaceva disegnare, era come creare un mondo tutto mio, come dare spazio e forma alla felicità, al mondo che era bello, a parte del mio mondo, tutto il mio mondo. Mi piaceva anche scrivere. Scrivere è lasciare un pezzo di sè. È dare realtà a qualcosa che è dentro, è come usare un colore su un foglio bianco. 

Quante lettere d'amore ho scritto, forse senza saperlo. Quando guardo i miei genitori, quando ripenso ai miei quaderni pieni di compiti, quando sorrido alla me stessa di un tempo, alle fragilità che ci portiamo dentro, agli incontri che ci hanno cambiato, alle verità che ci hanno arricchito, alle cose che non ci sono più, e ci hanno insegnato il valore del tempo, e dei ricordi. Scriviamo perchè un cuore soltanto a volte non basta. A volte si spezza, a volte straripa, a volte piange. Il più delle volte sopporta, a tratti impara, ma non dimentica mai. L'altra sera ho visto il film di Hulk, del mostro che diventa verde, del mostro gigante, che "ha la forza di mille uomini e più si arrabbia più mostra i muscoli". Ho pianto come una cretina. (L'unica che piange con un film di animazione della Marvel, chiedo scusa alla produzione).

Le apparenze sono il male del nostro secolo, tolgono valore a tutto, si vive per apparire, non per vedere quello che si è. Lo sapeva Pirandello, con la storia della vecchia imbellettata, quanto fosse profondo il sentimento del contrario. Lo sapeva Hulk, nel suo verde incompreso, solo contro il mondo, umano nello sguardo gentile e pieno di umana comprensione di un unico amore, lo so anche io nei bigliettini che non scrivo e che recito a me stessa, nelle lettere d'amore che lasciamo dietro di noi ogni volta che il nostro cuore batte per qualcosa, per qualcuno. 




lunedì 22 aprile 2019

PICCOLO PRINCIPE

C'è un libro di animali con le stampe a colori. Su quel libro ci sono cresciuta io, e adesso ci cresce un bimbo che non ha ancora due anni, tra disegni e colori e forme di quel magico mondo della natura, che si capisce solo da piccoli. 
C'è un cane, un "bau bau", che forse no, è una "voppe", eh no è un proprio un cane, ma non cambia nulla, i bambini accarezzano il loro pelo comunque, sia che si tratti di un cane, sia di una volpe. E lo fanno davvero. Mi sorprendono le manine che sfiorano la carta, mi incantano le dita che accarezzano i sogni di questo "piccolo principe". 
Ogni principe ha la sua voppe, pronta a ricordargli il colore del grano. Anche il principe che è rimasto dentro di noi, che non è solo quello delle fiabe, quello che a fine pellicola bacia la principessa. Forse perchè "non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". 
Lo abbiamo imparato sfogliando libri di animali, giocando con i chiodini, raccogliendoli dappertutto, ascoltando il rumore della pioggia, quello delle stelle che sono come sonagli, che sono come presenze che ci ricordano le cose che contano, i battiti del cuore. 
Lo abbiamo imparato nella rosa che abbiamo curato ogni giorno, in quella che sparge il suo profumo, nel colore del grano, che è il senso di ogni cosa, un viaggio per tornare, uno per ricominciare. 




domenica 21 aprile 2019

ALICE IN WONDERLAND

I cambiamenti arrivano all'improvviso. 
Non ti avvisano, a volte sono come le cose che si rompono, le scarpe che hai comprato l'anno scorso e non ti entrano più. 
Dei cambiamenti te ne accorgi dopo. Quando rifletti, quando ti scopri un'altra persona, quando fai di tutto per riconfermare quella che eri, per ritrovarti, per capire. È lì la fregatura, nel capire. Quando capisci è già troppo tardi, è qui la vera differenza, lo scarto netto tra il prima e il dopo. 

Quando capisci hai il premio di consolazione. Sei cresciuta, sei diventata grande, puoi permetterti di comprarti altre scarpe, scarpe nuove, per nuove strade, passi più accorti, nuovi percorsi. 
Il nuovo a volte fa più paura del vecchio. Del vecchio ti affezioni, ci lasci un po' il cuore, c'è una parte di te. E questa è l'altra fregatura. Devi essere pronto al tempo che passa, al mondo che cambia, al cuore che batte, al dolore, al cuore che si spezza, al cuore che conserva tutto.

I nomi non sono solo nomi. Definiscono le cose, identificano realtà. I bambini non sanno parlare, e cercano di sfiorare le cose per dar loro un nome, un'entità. Bisognerebbe fare come i bambini, che amano con semplicità, danno nome alle cose importanti, usano i colori sui fogli, si alzano sulle punte dei piedi per sfiorare la felicità. 

Lo diceva Alice, che "non si può fare a meno di crescere". Lo diceva mangiando il fungo sbagliato, cadendo in un sogno, cercando la strada, incontrando il brucaliffo, aspettando il bianconiglio, scappando dalla regina di cuori, dai fiori, dallo stregatto. 
A volte la vita è un sogno ad occhi aperti, e per tutto quello che resta ci sei tu.




martedì 16 aprile 2019

CI SEI

Quando scende la tristezza copre tutto.
Vuoto, stanchezza. Tutto quello che resta fuori è un'apparenza di normalità, quando ingoi i silenzi, fai sorrisi a metà, a volte ridi pure, ridi. 
Quello che resta dentro e viene coperto ha un po' a che fare con quello che si è. Con le cose che amiamo, con i sogni, i desideri, le aspettative, la realtà. Quello che viene coperto ha un peso, ed è per questo che fa male.  

Tutto quello che viviamo ha un po' a che fare con l'amore, in ogni cosa vogliamo lasciare un segno, un senso, una parte di noi.  L' inconsistenza fa paura, la mancanza, l'inadeguatezza, il senso delle lacrime, il dramma dell'errore, il bisogno di essere, il segno dell'esistere. 
Sarebbe troppo facile se non fosse importante, se non mettessi il cuore nelle cose, se la mia faccia non rendesse a fotocopia le emozioni che provo, se sapessi il segreto dei poeti, il genio dei cantori, i passi scaltri di chi sa camminare.  
Il taglio degli occhi, il suono delle parole, le forme che cambiano, le forme che restano. La vita.

L'altro giorno ho chiesto ai miei alunni che forma avesse l'Africa: "- un ortaggio, una pistola, un joystick, una bistecca". Il segreto è vedere le forme segrete delle cose, quelle che ci riempiono dentro, che valgano tutta quella tristezza, tutta quella voglia di vita, tutta quella felicità. Lo sapeva Leopardi, nella sua arte di essere uomo, sognatore e smascheratore di sogni e idealità, lui che della bellezza conosceva tutto il senso e il dolore, perchè quando ami troppo soffri, e quando vivi, in ogni modo ami. 

Non è difficile dare spazio alle forme, sono i contorni che definiscono il tutto. 
Lo sanno i miei alunni, con la forma dell'Africa ma in senso geometrico, che per loro non è un triangolo ma "è un incrocio" (giuro che in questi momenti mi sento come Paolo Bonolis a Ciao Darwin). Perchè quando la tristezza cade e copre tutto, non si vedono confini, non esistono contorni. 

Lo sapeva D'Annunzio, che accompagnava al canto una triste malinconia, allo scolorare delle rose che allo Sperelli erano profumo e languore, lo sapeva Notre Dame, quando ieri bruciava mesta davanti agli occhi del mondo e del tramonto, e ricordava le "magnifiche sorti e progressive dell'umanità". 

Sarà che quando la tristezza cade e copre tutto, quando tutto sembra niente e niente pare tutto, sarà che in qualche posto arrivi tu, un posto del cuore, dove, semplicemente ci sei.


domenica 14 aprile 2019

FESTA

I giorni di festa per i bambini sono il simbolo della felicità. Natale, Pasqua, Carnevale, la fine della scuola, e poi l'estate, la lunga estate, la stagione del mare, del sole, dei giochi per strada fino a sera. Quando Martina era più piccola ricordo che disegnava sempre una torta di compleanno, e poi insieme dovevamo spegnere le candeline. Non lo sanno i bambini che quando si soffia su una torta in realtà si soffia via su un sacco di cose. 
E così è pure per le feste, che sono ogni volta qualcosa di più e qualcosa di meno. I bambini scartano le uova perchè quello che conta è la sorpresa. I grandi collezionano sorprese e ad un certo punto dimenticano la gioia dell'attesa, la magia del forse, la leggerezza della incoscienza. Succede quando il tempo lascia il posto ad una ruga, ad una verità, ad una stanchezza, ad una consapevolezza. E così i dolci delle feste non sono più quelli di una volta. Nè le uova hanno la stessa farcitura (però nelle uova giganti ci sono ancora i mini temperini maxi delusione per matita, così come ancora c'è il solito portachiavi che si rompe dopo due giorni). 
I giorni di festa diventano un ricordo, il posto di un'assenza, il posto di un desiderio, di un dolore, di una speranza, di una preghiera. 
Sono i posti da riempire, da riempire con la voce del cuore, del tempo, della forza, di quello che ci riempie dentro, che ci portiamo accanto, di quello che ci fa sentire a metà, che ci dona nuova consapevolezza, nuova verità.  
E allora è festa ogniqualvolta la vita soffia sulle cose, ma l'amore è il collante che tiene insieme tutto. 









sabato 13 aprile 2019

DAVVERO

Quello che il cuore sa
il cuore tiene
ora lo so che
le lacrime sono le persone
e che nulla passa
davvero 









lunedì 8 aprile 2019

QUALCOSA DI ME

Le cose cambiano continuamente. Non ti avvisano. Succedono, a volte lente, silenziose, a volte sono un attimo, e fanno rumore, continuano a farsi sentire una vita intera. Qual è la risposta a tutto ciò? 
Non lo so, è la vita, è per questo che serve una riserva interiore di tutto quello che conta, tutto quello che serve, tutto quello che resta. 
Mi chiedi come si fa a scrivere. 
Mi viene da sorridere, perchè non c'è una risposta precisa, almeno per me, ci vogliono emozioni che ti riempiono e riempiono fino a che i sentimenti diventano come una seconda pelle, ed è strano che tutto quello che fa sorridere ha in sè qualcosa di triste. La verità delle lacrime è il sorriso dell'amore, e scrivere è un po' come guardarsi dentro, come dare spazio alle lacrime e all'amore. Quando scriviamo lasciamo una parte di noi. Il tempo che passa, un ricordo che resta, il senso di un giorno, di una vita, di un momento preciso. 
Quando si scrive ci vuole un gran casino dentro. E lo dico io che sono campionessa di ideali in un mondo che puntualmente li mette da parte. Soffri continuamente, cresci, a volte non vuoi che sia così, impari. E lo dico io che sono campionessa di cose stupide, come quando vorrei un abbraccio per non farti andare via, e poi alla fine tutto quello che conta lo conservo nel cuore, e dire che il tempo passa comunque. Forse si scrive solo quando l'amore, il dolore, l'umano, la vita hanno le parole per lasciare ad ognuno di noi qualcosa di più. 
E quello che resta, per qualcuno, diventa una poesia. 



sabato 30 marzo 2019

IL RUMORE DI SEMPRE

La tenerezza di un nome, la semplicità delle foglie, l'armonia di un cielo al tramonto. Un giorno nuovo, uno appena passato. 
Questa vita che scorre via, e si porta via parti di noi. Il cuore nelle cose.
La vita è troppo grande, il cuore è troppo vero.


Raggi del sole tra le foglie degli alberi. Se dovessi descrivere la timidezza, penserei alla luce che arriva nonostante tutto, che non è disincanto ma dolcezza, che è bellezza, perchè lì dove si incontrano le lacrime, cresce la luce dell'amore.


Che strana cosa la felicità, la delicatezza di un sentimento, di un gesto, di un profumo, di un ricordo. È come scrivere per non far andare via le onde del mare.


Campo di fiori. Dai prati nascono quartine.
Qui tutto resta, il cuore, il rumore di sempre. 







martedì 26 marzo 2019

IO PICCOLA PRINCIPESSA

Giro per il web e trovo post su come vestirsi bene, come truccarsi bene, come sfruttare al meglio la luna in Venere o le magiche virtù di un probabilissimo oroscopo. Non so quanto conti interrogare le stelle, oggi c'è un sacco di gente che lo fa, forse perchè è divertente, perchè ognuno ha una piccola grande speranza, forse perchè ognuno cerca una piccola grande risposta, come dire, una piccola grande promessa. Non sono tipo da oroscopi, a me l'oroscopo fa sorridere, la congiunzione astrale la vivo ogni giorno, ed è Venere, Ares o Marte in combutta con i miei alunni o capelli, o forse è solo perchè mi piace guardare le stelle,  loro hanno sempre una risposta, loro lo sanno come batte il cuore quaggiù.
E così più che astronoma mi sento come il piccolo principe di fronte alla luce limpida e sicura di milioni di stelle come sonagli che conoscono il senso dell'amicizia e sanno ridere. Piccola principessa, che al sospirar d'amorose rime trae vero e diletto, seppur "giova la ricordanza" se amor e cor gentil sono una cosa, se come "amor mi 'spira noto, e alla maniera che ei gitta dentro vo' ragionando".
Chissà se Dante guardava le stelle quando componeva versi per la sua Beatrice, o se il paradiso era tutto in quel "voi che ascoltaste in rime sparse il suono", e quel suono in rime sparse ci è rimasto dentro, fino a rimare e fare versi al senso del sentimento della vita di ognuno.
Sarà che il mondo è pieno di così tanta bellezza, dove c'è l'amore, che la sofferenza è la voce della nostra umanità, sarà che lì dove c'è il dolore, c'è anche il senso di qualcosa di più, di qualcosa di unico, di qualcosa vero.
Che è come guardare le stelle, nelle notti di luna e di silenzio, lì dove sono tutte le cose che contano.  




mercoledì 20 marzo 2019

NOSTALGIA

Quando l'anima sente, è già nostalgia. Lo sa bene il mare, quando va avanti nella notte, quando resta un'espressione sul viso, come una ruga, un ricordo, per quello che è passato, per quello che è già perso.
Quando cambiamo davvero, lo facciamo  poco a poco, o c'è un momento preciso, un prima e un dopo, un mentre che non riusciamo ad afferrare, se non nello scorrere dei ricordi, nello stringere forte una mano, nei per sempre che vogliamo non finiscano mai.
Non lo so. Non so poi molto.
So solo che mi specchio nei tuoi occhi,
negli sguardi ovunque resti tu. 


sabato 16 marzo 2019

IO

Io lo so che sono antica,
non mi piacciono le cose fatte velocemente,
i gesti vuoti,
le parole come suoni e basta.
Per me ogni cosa deve avere un valore,
un significato,
non mi interessa la vita che sia
vocio inutile e commercio con altri,
io do senso ad ogni mio gesto,
ad ogni mio sguardo,
ogni mia parola.
Ai posti affollati preferisco
i posti per pochi,
alle luci artificiali
preferisco l'odore del mare,
agli abissi delle finte compagnie
la dolce verità della mia solitudine.
Lo so che non è semplice
essere così in un mondo che non accetta
il bene del sentimento e il sacro della dedizione,
gli ideali, o la voce della coscienza.
Forse perchè essere tristi è facile
ma essere se stessi è avere il cuore pieno
e tutto quello che conta,
l'amore più vero. 




lunedì 11 marzo 2019

CANTO ALLA LUNA DELLE ILLUSIONI

Io leggo. Leggo per cercare le risposte, per trovare le parole, per vivere quella sospensione del tempo, per avere un piccolo sembiante di eterno.
Leggo, e tutto prende forma. Leggo le parole che furon di altri, i pensieri che sono sentimento comune, in questa vita fatta di amore e di pianto, di gioia e lamento, di infinito e forza. A volte scrivo, ma quello che scrivo non è mai come ció che leggo. È nella lettura che c'è arricchimento, conoscenza, nuovo inizio ed eterna gioventù. Scrivere è una forma di compensazione. È un anestetico per tutto quello che ho perso, per quello che non è più, per il canto alla luna delle illusioni, per quello che non sono stata capace di capire, per quello che non sono stata in grado di vedere, per quello che è parte di me, per quello che mi riporta a me stessa. Non puoi scrivere se non pensi a qualcuno, se non porti qualcuno o qualcosa nel cuore. C'è un momento preciso che ti insegna il valore delle cose. Non lo impari subito, lo capisci a poco a poco, e succede ogni volta all'improvviso, quando la vita ti mette davanti alla verità delle cose, quando ti lascia il sapore di una casa o di un ricordo, dei giorni dell'infanzia, delle finestre della nonna con ancora i vasi di fiore e pieni di luce. Lo capisci quando non puoi fermare il tempo, nè i segni dei giorni sul calendario, e le tasche ormai non hanno più caramelle, ma sospiri, o qualche rapido fiore. Lo capisci quando stringi tutta te stessa, e l'anima s'incontra in un pensiero d'amore e una preghiera. 


martedì 5 marzo 2019

PER SEMPRE DYLAN MCKAY

Erano gli anni 90, gli anni di tutta una generazione, gli anni delle sigle in tv, dei mondiali alla finestra, delle canzoni su musicassetta e su nastri lp.
Erano gli anni della giovinezza e della felicità, perchè era facile essere giovani negli anni della felicità, quando la leggerezza aveva confini ben precisi, e i tempi erano scanditi dai rintocchi analogici di qualcosa di magico, come qualcosa di inatteso e sempre nuovo, e tutto quello era già eccezionalità. 
Erano gli anni del mito, ancor prima che il mito iniziasse. Lo cantavano gli 883, lo cantavano gli italiani del mondiale, lo cantavano le ragazze di Non è la rai, lo cantavano perfino i bambini di Bim bum bam, era un'Italia che si stringeva nel sogno e ovunque si riconosceva, l'Italia di Senna e delle fotografie, l'Italia dei Giochi senza frontiere e delle edicole e paninerie.  
Non lo sapevamo, allora, che di lì a qualche anno il mondo avrebbe cominciato ad andare velocissimo. Nel tempo di un attimo, avremmo perso i confini, avremmo dimenticato i contorni, avremmo annullato le distanze.
Di lì a poco, per la verità, il mondo non sarebbe più neanche stato lo stesso.
Ce lo avrebbe ricordato una data, un giorno di più, ogni compleanno in cui avremmo lasciato e messo via senza accorgercene una pagina di diario, una partita di pallone, una corsa per strada.
Saremmo diventati grandi senza saperlo, senza volerlo, senza capirlo, travolti da un mondo senza confini e senza pubblicità, senza nastri da riavvolgere con la penna e con le repliche e spotify ad appena un dito nella tasca.
Ecco perchè ieri, quando abbiamo saputo della morte dell'attore Luke Perry, il Dylan di Beverly Hills, abbiamo pianto.
Perchè con lui se ne va un pezzetto della nostra storia, se ne vanno gli anni '90, i primi batticuori, le prime illusioni, gli album di figurine che erano il nostro instagram di allora, se ne va l'attesa di una seconda puntata, la convinzione che il mondo potesse essere per sempre. 
Con Dylan se ne va una generazione che non voleva apparire ma si proponeva di essere, che cercava se stessa nel mito dell'amicizia, dell'amore, della famiglia, della vita, della felicità o della sua attesa, della sua conquista.
Se ne va il mito del cinema, che non è riuscito a rendere eterni gli uomini ma solo la loro immagine, che non è riuscito a fermare il tempo ma solo ad assolutizzarlo o velocizzarlo,
e per il resto c'è il cuore che forse va lento, ma conserva tutto.

sabato 2 marzo 2019

SOLE DI MARZO

Sole di marzo
mi ricordi
l'attesa della luce
della mattina
il tempo che rincorreva
il pallone dei giochi
lo sbocciare di un fiore
ogni nuova primavera
ora che siamo solo
gli sguardi dei giorni
le pieghe dei segni
sui calendari


lunedì 25 febbraio 2019

LUCE

Un dolore
come lo spieghi
un dolore
la solitudine
il senso
dell'assenza
le parole
che restano
dentro
la luce che
fa lacrime nel
mio cuore.
Come lo spieghi.
Guardo le case
attorno a me.
Le luci
della mia nostalgia.
Di quello che non sono.
Che ho perso.
Che non ho.
Guardo le luci
dell'amore.
Chi può dire
cosa vuol dire
per un barbone
una finestra accesa. 


domenica 24 febbraio 2019

50 SPECIAL

20 anni da 50 special. Non ci credo. 
L'album era Squerez ed era di ragazzi bolognesi un po' più grandi di me. Io facevo la seconda media, loro mettevano la s al posto della z. Quanto era bello andare in giro per i colli bolognesi, era il tempo di Jack Frusciante, neanche sapevamo cosa significasse avere una vespa "che ti toglie i problemi". Era il periodo degli album, dei cd, dei video, di "C'è qualcosa di grande tra di noi", di "Se ci saró", la canzone poesia, cantata rigorosamente da Cesare e non da Ballo, del "senza di te, io non potrei". Era il 1999, l'anno successivo sarebbe arrivato Gigi D'Alessio con "Non dirgli mai", l'anno dopo sarebbe arrivato il liceo. Anno dopo anno. Non te ne accorgi. Eppure gli anni passano e ti ritrovi a scrivere del tempo di una canzone, chissà perchè proprio quella, chissà perchè proprio adesso, di quello che si porta via e di quello che resta. Di quello che ti restituisce. Per un attimo, forse. L'immagine di un tempo passato, ancora vivido, un profumo, uno sguardo, un sorriso, una frase sul diario. E così so che mi piace parlare con due categorie di persone. I bambini, e gli anziani. Loro sanno sempre quello che vale la pena guardare, e come guardare. Loro sanno sempre quello che conta. Conoscono le parole degli occhi, l'immediato dei gesti, la sacra umanità di una preghiera, quando si fa sillaba o sorriso, lì c'è l'uomo che sa il bello di amare, la semplice umanità del sentire con il cuore.  


lunedì 18 febbraio 2019

DOTATA DI RESPIRO, FATTA DI CIELO

Dove sono i tuoi occhi? 
Sono in quello che vedi, o in quello che appare, e se sì come fai a dire che ciò che sembra è la realtà? Sono in ciò che ti fa soffrire, in quello che ti manca, in quello che vorresti fosse possibile, nelle favole che ti racconti, nelle poesie che scrivi, nelle tante verità che ti dici per potere andare avanti, nelle cose accantonate che tornano e fanno male... dove sono i tuoi occhi?
Sono forse in quell'angolo di cuore dove vivono preziose tutte le cose importanti, dove il bene riposa e ha il sapore del buono, dove volano le carezze e i nomi hanno un tocco gentile? Sono tristi, sono stanchi, sono spenti, sono bagnati, sono belli e sono vita i tuoi occhi, ma solo se hanno cieli tersi e puri in cui specchiarsi e riconoscersi. 

Dove sono i tuoi occhi?
Sono in quello in cui credi, in quello che sei, in tutto ciò che guardi con amore. Un detto recita che per tornare a vedere il cielo bisogna spostare l'elefante, ma non è tanto il grigio a fare paura, quanto l'incapacità di guardare le cose in faccia, e tornare a vedere i colori. La paura di quello che si può vedere o meglio di non sapere più cogliere, tanto siamo assuefatti al grigio, e disabituarsi a vedere è come disabituarsi al sentimento, disumanizzarsi a poco a poco, in questo mondo che ha tanti spazi per tutti ma mai uno sguardo profondo per nessuno. Avere gli occhi sul proprio cuore, sulle mani che sanno scaldare, sui pensieri che accarezzano l'anima e le danno conforto, sono la risposta per tutto il bello che si può ancora vedere. Lì c'è quello che conta, lì sono i tuoi occhi, dove c'è amore. 


"Un'immagine dotata di respiro, fatta di cielo" 
                                                        Euripide


sabato 16 febbraio 2019

ALTRA FACCIA DELLA LUNA

La cattiva notizia è che non si può fare a meno di soffrire o di perdere qualcosa, la buona notizia è che l'amore sa dare senso a tutto, sa tenere per sempre.
La cattiva notizia è che non puoi fermare il tempo, la buona è che il tempo ti rende piú forte, più saggio, o solo piú attento a quello che conta, e ha valore.
La cattiva notizia è che non puoi correre sempre come i bambini, la buona è che a camminare piano ti godi il paesaggio, e il rumore dei pensieri.
La cattiva notizia è che si diventa grandi senza saperlo, la buona è che quel carico di lacrime, delusioni, dolcezze e verità diventa esperienza, e puoi guardare agli altri con una ricchezza in più.
La cattiva notizia è che non imparo mai, la buona è che resto comunque io, e alla fine va bene così.
La cattiva notizia è che ognuno ha la sua storia e la sua verità, la buona è che possiamo guardarci negli occhi per capirci o per sentirci meno soli.
La cattiva notizia è che le mani non possono superare le distanze, nè le parole togliere le pene dall'anima.
La buona è che c'è sempre un pensiero che cura e protegge, vince le distanze e si basa sulla verità.
La cattiva notizia è che il cuore non sempre batte come vorrebbe, la buona è che c'è sempre un cuore che batte per te, allo stesso ritmo tuo.

mercoledì 13 febbraio 2019

GLI ANNI

Erano gli Anni degli 883, era tanto tempo fa, mi chiedo dove sia finito tutto questo tempo, quando è passato, come, perchè nessuno mi ha avvisato, perchè nessuno me lo ha detto. Quanti gradini da salire, ogni giorno uno in più, li saliamo veloci, indugiando un po', perdendoci nel sapore della pioggia, nel vento della nostalgia, in punta di piedi, inciampando tra sguardi e battiti di cuore. Li percorriamo veloci, sempre nuovi e sempre li stessi, senza contarli, ogni volta uno di più, ed erano quelli dell'asilo, del liceo, dell'università. Quelli della casa dell'infanzia, delle pause dei giochi per strada, delle figurine da incollare, perchè ce n'era sempre qualcuna che mancava, e molte erano da scambiare. Allora se non tutte le cose erano al posto giusto non era un problema, era bello, e andava bene così.
Quando ho iniziato a capire gli Anni degli 883.
È stato quando la vita ha sostituito le colonne conore ai verdetti della verità, quando ha tolto il romantico per avere il subito, quando non c'era più tempo, quando mi hanno detto che una musicassetta poteva essere un mp3 o un file sul cellulare, e che una foto poteva essere un post, che i ricordi sarebbero stati per sempre, ma mai davvero, se quel sempre non lo abbiamo dentro e non lo stringiamo con cura.
E allora capisco anche quel senso di "Le notti non finiscono, all'alba per la via".
Non finiscono le notti dei giovani, di chi sogna, di chi sale i gradini e scende e ricomincia e non li conta perchè la vita è come una canzone, un andare e venire, un salire senza scendere mai troppo, un sentire un canto e il sapore di un ricordo, avere un sorriso e insieme una lacrima.
Però in tutto questo qualcosa di bello c'è.
Ce lo hanno insegnato gli 883.
C'è sempre una canzone d'amore.


Se io avessi le parole
le potessi immaginare
fosse facile spiegare
si riuscissero a suonare
se potessi raccontare
se sapessi come fare...
ti scriverei
Una canzone d'amore...
per farmi ricordare
per farti addormentare
che faccio uscire il calore
che non ti so spiegare 





lunedì 11 febbraio 2019

Dolcezza

Scriviamo parole per riempire silenzi, 
per dare voce al nostro bisogno di stringerci. 
Una nostalgia, una pena, un dolore, mi hanno riportato al vento dell'assenza, ai rintocchi del campanile ignaro di quale peso potesse avere un minuto, 
al colore del giorno. 
Guardo i tuoi occhi che sanno dove vive la dolcezza, lì dove nascono fiori, e dove tu da qualche parte, all'improvviso, sorridi. 




lunedì 28 gennaio 2019

MI SORRIDO

E conto i giorni, un mese, un anno, due anni, tre anni. Faccio il gioco dei ricordi e della nostalgia, cerco la me stessa di ieri e che forse non c'é più, cerco di vedermi, di trovarmi, di pensare che il tempo è solo un brutto inganno, non lo comprendo, eppure passa veloce.

E faccio testa o croce coi ricordi belli e quelli infelici, sfido la sorte, sono cresciuta, non mi fa più paura l'insicurezza di un'età che è solo la mia, forse me la porto dentro, a volte composta a volte piú fragile, consapevole che ogni volta che è sentimento, allora quella è la vita.

Non so dove nascano le lacrime quando arriva la tristezza e copre tutto, forse dal cuore, di sicuro fa cosí male che non possono non arrivare da lí, come la felicità del resto, ed è per questo che piú hai il cuore pieno più senti, più ascolti i suoi battiti piú cresci. 
Dovevo capirlo da bambina, quando mi piaceva stare per conto mio a leggere, scrivere e disegnare, che non mi poteva bastare una compagnia vuota e acerba, che il mio batticuore era amore per la mia famiglia, per la vita, ed ogni volta era come una canzone nuova, intensa, dolcissima.

Ma come dice Guccini "quel vizio che ti ucciderà é solo vivere, vivere, vivere". Ed io allora non lo sapevo che per mantenere i sogni ci volevano i giorni delle fiabe, e che tutto è troppo grande per essere irreale per sempre. E cosí sono cresciuta.

Faccio m'amo e non m'amo con le margherite e le attese, con i ricordi belli e quelli tristi, dolorosi. Con quello che ho perso ho fatto la pace. A quello che ho avuto ho chiesto scusa e detto grazie. A volte mi commuovo, di fronte alla vita che è sempre cosí vera, ma ormai lo sanno tutti che a volte mi scappa una lacrima e va bene così.

A volte vorrei che ci fosse sempre il lieto fine. Che le cose non dette fossero chiare. Che tutto inizia e si trasforma. D'altronde il cuore é un concentrato di eternità. Qui ci sono tutte le cose che contano, le persone importanti, è come uno specchio.

Va' a finire che mi guardo allo specchio e qui mi sorrido.



sabato 26 gennaio 2019

SOTTO IL CIELO DELLA CITY

Cosa ti lascia dentro la città? Cosa ti conquista di quella bellezza un po' scomposta, armonia di passaggi, di turni, di percorsi, di passi, anonima ospite, estimatrice di sogni, regale allettatrice? Cosa ti resta dentro? Forse la frenesia delle strade, i biglietti della metro, le luci, i colori, le corse che vanno avanti e dietro, l'anonimato della folla, sotto un cielo di stelle e anonime comete. Quanto resti te stesso in città, quanto ti perdi, quanti cieli ha la luna, quanto cielo rubano i grattacieli? 

È bella la città, è libertà, vita, gioia, modernità, progresso, è una pausa da se stessi, dalla vita di sempre, dalle paure, dalle preoccupazioni.
In città si è davvero, si è se stessi al livello superlativo, ma senza fronzoli, senza orpelli, senza riflettori, soli tra tanti, se stessi e il proprio cuore. In paese basta guardare per ritrovarsi. Un balcone, un giardino di fiori gialli, un gatto assonnato, una vecchia sull'uscio di casa. 

In città no. Le luci ti riflettono, i suoni ti rispondono. In paese il silenzio è un modo di essere, in città è una condizione dell'anima, come quando gli occhi prendono il colore del cielo a forza di guardarlo, devi sentirle certe cose, se no non funziona. 

Mi piace la città, è la potenziale alternativa alla vita di sempre, è l'alleata contro la quotidianità, è lì che ti seduce con le sue possibilità, il suo passo veloce è una corsa incontro al tempo, alla vita, al domani. 
Mi piace la sua energia, la sua confusione, la sua forza, la sua accoglienza a tratti impacciata, troppo seriosa, troppo grande, troppo chiccosa. Io sono lì, una turista per caso che si sente a casa e a volte un'estranea, è bello essere un viaggiatore, c'è tempo per vedere, per capire, per comprendere. 

Mi piace la city che ti assorbe e ti incanta, le vie dello shopping e della modernità, mi fanno sentire come una tessera in più di un mondo irreale, bellissimo. Ma poi, oltre la city, all'improvviso ci sono gli angoli che ti sorprendono. I posti silenziosi della vita di sempre, dove qualcuno va in edicola a comprare il giornale, o cammina mano nella mano con un bimbo. Si aprono oltre le porte di un autobus. Oltre i fili del tram, oltre le insegne pubblicitarie. 

Sono i posti che ricordano i film in bianco e nero. Come questi, con la loro eleganza e dignità, sanno di veritá, commuovono. Qui il sole ha il sapore della metropoli e l'autenticitá delle cose discrete, quelle che non abbagliano ma riscaldano, quelle che sanno parlare e ogni volta mi fanno pensare a te.





mercoledì 23 gennaio 2019

COME DARWIN NULLA PUÒ

Si dice che l'intelligenza sia l'abilitá di adattarsi al cambiamento. In questo senso credo che io sia la negazione vivente del principio deterministico di Darwin.

Non é che non apprezzi i cambiamenti, anzi, ci vuole un bel coraggio a lasciarsi coinvolgere dai tempi moderni, secoli e secoli di evoluzione hanno tirato fuori solo il meglio. Eppure sono un'inguaribile romantica con un cuore antico e una buona base di malinconia e catastrofismo.

A me i cambiamenti fanno paura, mi intristiscono, e per cambiamento non intendo un taglio di capelli troppo scalato o troppo corto, un viso diverso, una taglia in più.

I cambiamenti che mi fanno paura sono quelli che mi portano via le cose cui mi affeziono, quelle che amo, quelle che mi fanno sentire a casa. Un binario vuoto. Una casa chiusa, un soffio di vento. Delle foto in bianco e nero.

È come ascoltare la voce dell'anima e sentirne il lamento, il canto, il pianto, il rimpianto, e poi non basta la consapevolezza del mutar dei tempi e della sorte - non a caso Lorenzo il Magnifico cantava con squisito sapor umanistico "oh che bella giovinezza che si fugge tuttavia"- i cambiamenti mi intristiscono a prescindere, sono un qualcosa che mi restano dentro, che fanno luce sulla realtà delle cose, che dicono quello che siamo, quello che conta.

Il panta rei, il tutto che scorre, il fiume in cui non ci si bagna mai una seconda volta. C'è sempre un vuoto, nel divenire continuo. Un probabile non diventato possibile, un possibile non realizzato, un amore non dichiarato, un posto mancato, un posto del cuore, un luogo che manca, un luogo che resta. Quanti posti conoscono gli occhi senza averli davanti davvero.

Sono luoghi dell'anima, e tutto quello che non é più, è ricordo. Perciò dico che sono una malinconica romantica a tratti fantasiosa a tratti catastrofica.

Perché in tutto questo mi piace pensare che ogni tanto nel mondo che ci sfiora e che scorre all'improvviso tu ci sei e sorridi, e che per tutto quello che cambia c'é un cuore che resta, che ascolta, e che sa vivere e ritrovarsi ancora e per sempre in un abbraccio.


sabato 19 gennaio 2019

STORIA DAL MALI

Una pagella cucita in tasca, come se fosse il lasciapassare di tutti i sogni del mondo. Un confine, chiamatelo limite invalicabile, tra la vita sognata e quella che è la realtà, tra il soffio di una vita e l'ombra acuta di una morte.
Breve sogno è la vita, ancor più breve quando il sogno diventa illusione di un futuro migliore, diventa un mare da attraversare e un'onda che ti tradisce, e nessuno sa nulla di te, nessuno conosce il tuo nome, il tuo volto, la tua storia cucita addosso e stretta attorno a quei voti e segni e materie che per i ragazzi di qui sono la noia della normalitá. Non sappiamo il tuo nome, storia anonima come tante, come quelle che ci passano accanto, come quelle che ci portiamo dentro e che non vogliamo ascoltare neanche più, e dire che qui abbiamo tutto, non ci serve un'istruzione per credere in un futuro migliore, in un mondo più giusto, in un destino più onesto.
I ragazzi di qui che per divertirsi si ubriacano, che non aprono i libri, che non parlano di sentimento, che hanno l'abulia dell'emozione e del dolore, li mascherano come possono, che non credono in nulla perchè nulla sa parlar loro davvero, non sanno che ci sono verità che dicono l'umano e il sacro, il posto dove la vita non fa sconti a nessuno, dove si cresce e si muore per un sogno di dignitá, dove si è sordi perché il nostro pseudo- benessere ci ha tolto il sacro e l'umano e la voglia di credere e di fare.
Dove si resta anonimi in una folla di numeri, con una pagella cucita addosso e con l'acqua del mare, salata come le lacrime che nulla possono cancellare. Come un sogno inespresso, forse un lasciapassare per un futuro migliore, alla ricerca di un proprio posto nel mondo, dove forse l'istruzione è ancora vista come un valore, dove qualcuno, seppur con gli occhi spenti, riesce ancora a credere e a sperare. 


venerdì 18 gennaio 2019

COME DON CHISCIOTTE

Ho imparato l'amore. A piangere anche.
A vivere forse sí, forse no, forse mai.
Sono cresciuto.
Ho dato nome alla forma delle nuvole, ascoltato i passi di un gatto per la strada, sentito il rumore del vento, la malinconia di una porta chiusa.
I sentieri non muoiono con la parola "fine", hanno altre strade, nuove vie, raccontano.  Quello che raccontano lo capiscono in pochi, quelli che hanno già visto, che hanno già capito. Chi può dire quando termina la storia di una strada, di un vicolo di paese, di una casa, di un mare, di un impero.
Forse hanno silenzi per farsi ascoltare?
E che voce può mai avere un qualcosa che non interessa più a nessuno? Basta un cartello con su scritto "vendesi", con le spranghe alle finestre, con le tende alle imposte, con gli occhi spenti, e la stanchezza nel cuore? Il viaggio di ognuno è un viaggio verso se stesso.
La scrittura si sbriciola in canto, si srotola per la strada dove non passa più nessuno, e tutto quello che resta è la storia di un uomo, forse.
Ne resta traccia sull'ombra di un ricordo alla finestra, sui muri scrostati, nei vicoli dove s'intrecciano altre storie, altre vite, nelle strade dove non passa più nessuno, eppure ancora si legge un nome, appena, l'impronta di una scarpa, di un profumo.
Tutto passa, e ovunque è sempre un sogno scritto a metá.

mercoledì 16 gennaio 2019

RESTI TU

Questa vita che passa e ci lascia coi silenzi pieni di verità. Scorre via il tempo dell'incanto, dell'attitudine all'attesa, del guardare avanti mentre si assapora il ricordo. Cuore che non impari mai, cuore che non invecchi, sei un dolore che ritorna laddove custodisci il sacro e il bello, sei il tempo dell'infanzia che rivive nel fiore di ogni giorno, fiato sospeso nella luce di uno sguardo, eterna sostanza di puro amore, amore puro che vive lì dove resti tu. 

mercoledì 9 gennaio 2019

TITANIC 20 ANNI DOPO

Cosa mi ha insegnato il titanic 20 anni dopo?
Cosa si puó dire a una ragazzina che è ancora la stessa e che giá non lo è più?

Il titanic dopo 20 anni mi ha insegnato che ancora piango come la prima volta. Forse con più consapevolezza, con meno scintille sulle spalle, con meno illusioni nella testa, con meno ingenue aspettative. 

Allora, frequentavo la terza media, sapevo poco o nulla della vita (non che adesso ne sappia qualcosa di più), era un mondo fatto di cartone e fantasia, era come un sogno, il libro delle storie, dove tutto doveva ancora venire. Il titanic era un ritaglio di giornale incollato sulle ultime pagine del mio diario di scuola, a quel tempo avrò guardato quel film almeno una cinquantina di volte, era "my heart will go on", era Leonardo Di Caprio, era l'amore infinito, l' amore per sempre.

Il titanic 20 anni dopo mi ha insegnato che non sono più la stessa e allo stesso tempo lo sono ancora.
Mi ha ricordato che il tempo passa,
che la vita va avanti e si porta via una parte di noi, e non ce ne accorgiamo, mi ha ripetuto che il tempo del sogno è sempre troppo breve di fronte alla realtà delle cose.

Si dice che una donna diventi vecchia quando preferisce vestirsi per stare al caldo piuttosto che essere in tiro.
Ma non è così. Il bello di una donna è quando i suoi sogni resistono alle collisioni del tempo, e sono così grandi e veri e puliti da dare valore a tutto il resto.

Il titanic 20 anni fa mi ha insegnato che l'amore è un caso, un destino, un bacio, un incontro, uno schizzo al carboncino, un salto nel vuoto.

Il titanic 20 anni dopo mi ha ripetuto che l'amore è un dono, un volo, una danza, un canto, un incanto, è vivere con intensitá perchè vivere merita, è amare perchè l'amore è tutto e più di tutto, è andare incontro alla vita, per diventare se stessi, per salvarsi, ognuno a modo suo.

Il titanic 20 anni dopo mi ha detto che stasera sono malinconica. Che i film sono belli perchè hanno il posto eterno dei film. Ma il cuore è un'altra cosa, il cuore è davvero, per sempre.


martedì 8 gennaio 2019

I MIEI ALUNNI

I miei alunni sono autentici e sono originali. E oggi autenticità e originalitá sono dei veri e propri pregi. Insegnare in un istituto di questo tipo lo consiglio a tutti quelli che credono nella infinità varietà del tutto. 

È camaleontico, un momento prima sei la persona più positiva del mondo, il mondo è la tua patria, e il momento successivo sei come la voce di "The Ring", simpatica come i protagonisti di "Saw- l'Enigmista" o come l'incredibile Hulk sul punto di spaccare tutto. 

È catartico, quel "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate" Dante deve averlo pensato per i docenti del ventunesimo secolo alle prese con gli studenti più vivaci di oggi, è filosofico, come dire "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare", o forse è solo un'emozione per pochi adepti, un culto misterico di devozione alla causa scuola a mo' di rito di iniziazione che si basa su una buona dose di fede e spirito di sacrificio. 

I miei alunni poi, sono un corso di aggiornamento continuo. 
Con loro le civiltá fluviali hanno avuto origine vicino ai fiumi perché lí almeno era possibile lavarsi, e gli uomini primitivi non erano molto acculturati (non fa una piega). 

Siamo stati così tanto sugli Egizi che temo Tutankamon si risvegli e mi punisca per profanazione potenziale di riti, tempi e luoghi sacri,  ma poi mi solleva un po' che anche i miei studenti scrivono con scrittura pseudo- geroglifica, e allora spero che ad Osiride (e a Indiana Jones) facciamo almeno un po' di simpatia. 

Certo è una soddisfazione sentire urlare "Sei una ziggurat!" per dire che sei un tipo tosto e saper pronunciare Nabucosodor senza comprare una vocale. Senza nulla togliere alla piramide, ovvio, che rimane sempre la preferita. Ma poi ci sono anche i fuori programma belli, quelli da ricordare.

Succede all'improvviso che all'"urlo nero"di Quasimodo qualcuno parli di sinestesia, che alla parola ossimoro qualcuno decodifichi con "ghiaccio bollente". 
Sono i momenti da top ten, da pole position, da standing ovation. È la commozione, pura e semplice, di una prof che ci crede ancora e sempre e fino alla fine e vorrebbe insegnare qualcosa. 

I miei alunni mi stupiscono, mi incuriosiscono, mi fanno arrabbiare, mi deludono, mi sorprendono, mi fanno riflettere, mi fanno crescere, mi fanno mettere in discussione, mi arricchiscono, mi fanno guardare dentro continuamente. 
A volte mi sento svuotata, vorrei fare tanto per questi ragazzi, dar loro la voglia, la forza, la fiducia per credere in se stessi e nei loro sogni, a volte è estenuante, ma resta che é comunque un lavoro bellissimo. 

E loro? 

Si preoccupano pure per me!
Tempo fa mi hanno detto. "Prof, come sta? Ci sembra un po' triste. Se è triste perché non ha un marito/ barra compagno barra fidanzato non si preoccupi! Ci pensiamo noi! Oggi pomeriggio telefoniamo a "Uomini e donne!!". 
Spirito imprenditoriale senza dubbio. 
Ogni scusa é buona per non studiare. 
Va a finire che adesso divento pure famosa.