giovedì 31 ottobre 2019

DOLCETTO O SCHERZETTO

Festa di Halloween, si accorciano le giornate, i bambini vanno per le strade, le zucche subiscono strane e paurose mutilazioni, le maschere sono trucco e lenzuolo e un bel po' di correttore bianco cerone pallido. L'arancione è il colore della tradizione, dallo zuccotto allo zuccone è un attimo, Samara challenge non è più un passatempo per grigi adolescenti bohemiens e un poco annoiati, e streghe e mostri e scheletri e vampiri ci ricordano che siamo tutti alla ricerca di qualcosa di più. E cosi, per chi ha la silhuette giusta ecco un bel vestito nero stile streghetta ma non troppo cool, per chi ha qualche chilo di troppo un simil coordinato di scheletro stampato a rapido effetto dimagrante, per chi ha qualcosa da nascondere un bel lenzuolo, candido come il bianco delle pupille degli occhi di qualche giovane fantasmino in erba (o quasi), E passa la paura. O viene. 

È bella la festa di Halloween, mi ricorda il sapore delle sere d'infanzia, i "dolcetto o scherzetto" urlati al cielo scuro di giovani pomeriggi d'autunno, mentre le foglie gialle e le castagne ci insegnavano che l'estate non dura per sempre, e i vicoli di paese ci dicevano che le strade silenziose erano le vecchiette dietro le porte, e allora non lo sapevamo che quel fumo che saliva in alto dai comignoli sui tetti era solo tempo, il tempo che passa. E il tempo è passato, tra colori di autunno e frutta secca, tra camini vuoti e finestre ormai spente, lo vediamo adesso alla luce di un lampione, nell'ombra che scolpisce una nuova verità, mentre i bambini di oggi ridono come noi ieri, chiedendo "dolcetto o scherzetto" e portando in piazza il carnevale dell'autunno: la sfilata dei mostri e delle verità, la festa della paura e della vita, la festa della magia che annulla il dolore, almeno fino a quando il sorriso di una zucca veglierà sul finire d'ottobre sui sogni di oggi e di ieri. 



Ph. Regno Disney

giovedì 17 ottobre 2019

Il tempo consuma e trasforma ogni cosa. Passa, finisce, non è più. Ma qualcosa di quello che siamo resta, lì nella parte più profonda di noi, qualcosa di quello che è stato non passa, resta il ricordo, il senso di un sorriso, di una lacrima, il dolore di un vuoto, di un'assenza. Il dolore ci insegna che nulla dura per sempre, ci insegna la fine, la perdita, la realtà della vita.
L'amore ci dice che qualcosa invece dura per sempre, ed è nella parte più profonda di noi, qualcosa che non passa ma resta, che non finisce e si riconferma, ed è l'altra verità della vita. Il dolore ci fa crescere. L'amore ci fa capire. Tutto è veritá e passaggio. 


venerdì 20 settembre 2019

IN CLASSE

Torno in classe, e mi dico che davvero questo è un lavoro bellissimo. Vi guardo, e mi chiedo quali siano le vostre storie, sí perchè ognuno di noi ne ha una, e forse la scuola serve solo per aiutarvi alla fine a trovare la vostra, a diventare la parte migliore di voi. Da dietro una cattedra si vedono bene le fragilità...ma si vedono anche le potenzialità,  ed io spero che ci sia per voi l'immagine di una scuola legata alla realtà, legata alla vita. 
Certo, alla vostra età non è facile, ci si sente insicuri, forse inesperti, a volte impacciati, altre al posto sbagliato, ma cos'è questa vita se non lo specchiarci uno negli occhi dell'altro, per quel bisogno universale di essere e di esistere, di amare ed essere amati? Cos'è la scuola se non l'occasione in piú per crescere e capire chi si è? E così spero che possiate arricchirvi di qualcosa di più di qualche semplice nozione. La letteratura, la storia, gli interrogativi sono qualcosa di molto più grande e importante, le emozioni, i sogni, la vita non sono mai una "semplice" nozione. 


Ph. Se i pesci guardassero le stelle

mercoledì 11 settembre 2019

CASE AL MARE, SPIAGGE, TEMPO CHE PASSA

Le case al mare restano, quando intorno non rimane più niente, più nessuno. Sono silenziose, umili, dimesse, e raccontano di finestre una volta aperte, di chi è venuto e andato via, il tempo di una stagione, di un respiro, di un saluto, di un sogno, di un addio.
Le case al mare raccontano, e ti dicono che la vita è come quelle finestre, piene di luce del sole per una istantanea stagione, e poi ferme, in attesa, lì davanti al tempo che passa, al tempo che resta.
Le case al mare sono case di felicità, lontano dal logorio del tempo, dalla noia della quotidianità, sono i posti dell'infanzia, delle pause, sono i posti del cuore.
Si dice che l'estate sia come una sospensione del tempo, ma io credo che è d'estate che si cresce un po' di piú. È d'estate che cambiano le cose, che il tempo narra e il cuore sopporta. Le case al mare restano lì, immuni al cambiamento, chiuse e silenziose fino ad un nuovo anno. Non sanno il significato di un anno in più, se non a volte nelle inferriate scrostate dei balconi, o di un intonaco un po' sbiadito. La spiaggia no. È sempre nuova e sempre diversa. Il cuore invece conserva tutto. Conserva i passi sulla riva, in avanti e indietro. Le lacrime perse, il sale delle onde, il mare dei tramonti che non lo sapevamo ma erano giorni. Le case al mare restano e portano dentro con loro il sapore dell'estate. Chissà se lo conserveranno per un nuovo anno, lí dove vivono i sogni dei giovani, i ricordi dei grandi. 



domenica 11 agosto 2019

San Lorenzo

San Lorenzo

Era il cielo pieno di tutto ciò
che il cuore non dice,
ma gli occhi stanchi
sanno che lassù
è la culla dei sogni,
degli arrivi, degli sguardi
dei sorrisi d'amore,
del giorno che muore
e che cancella i voli delle rime,
i passi degli uomini,
il muto vocìo dei pescatori,
il mare che a tratti finisce,
il mare del cuore,
del cielo,
della luna e dei desideri,
di tutto quello che i poeti
chiamano canzone,
nel sogno antico di
una sera d'estate.  




giovedì 1 agosto 2019

COMMOZIONE

Porto in giro la commozione
del tuo amore
orizzonti di parole non scritte
certezze come voci
e le tante verità del cuore
che mi ripetono 
il senso dei giorni
il senso di un ricordo
nelle realtà
che non sanno colmare
il peso della tua assenza  



domenica 21 luglio 2019

I PASSI DEL MONDO

E conto i passi in avanti e quelli all'indietro, i passi lenti e quelli di fretta, i passi alla stazione, che si incrociano a vite e promesse, a fantasie e partenze, a saluti sorridenti e a quelli che fanno piangere. 
E conto i passi timorosi e quelli sicuri, quelli incerti e quelli veloci, quelli che incrocio alla metro mentre fuori il mondo continua, quelli che sanno di destinazioni, di sogni e rumori, fuori piove, fuori c'è il sole. 
E conto i passi adulti e quelli carponi, i visi sicuri, i sorrisi un po' seri, gli sguardi già veri. I passi che faccio e rifaccio, il tempo che scorre, è sempre la strada a raccontare, a dire, a non dimenticare. 
Non dimentica un giorno che passa, i raggi di sole, l'incrocio di un attimo, una parola d'amore. Non dimentica i percorsi felici, e quelli un po' meno, vanno i passanti, qui, vecchi e nuovi.
Non dimentica questo cielo felice, Milano che vive, Milano sorride. Incrocio i passanti, non dimentico niente, alla stazione i passi del mondo, i sentimenti, i baci più veri, i per sempre. 


giovedì 18 luglio 2019

CIELO DI LUGLIO

Cielo di luglio, sempre nuovo, sempre lo stesso. Cambiamo noi, conserviamo tutto. Sono i ricordi. Quel giorno, lontano. Lo stesso cielo, forse un po' più giovane, più leggero, più azzurro. Le stesse nuvole, passi per strada, macchine. Chissà se allora in quel momento due stelle stavano esplodendo, se in cielo aeroplani di carta erano la scia in volo di una lettera d'amore, se le galassie inventavano nuove stelle, o forse no si allontanavano, e l'universo era uno specchio degli occhi, dei cieli, dei sogni. 
Cielo di luglio. Da qualche parte esplodono le stelle, qui tutto passa, tutto resta, e amore ha nome.



lunedì 15 luglio 2019

POESIA

Sei di tutte le tristezze, parola indicibile
che mi resta fredda nel cuore,
ma cosa posso dirti amore per spiegare
il pianto degli occhi che scioglie
nell'abbraccio ogni dolore,
e che negli sguardi rivive l'anima
di vivo rossore, di muta intensità.
Io non so cosa sia questa malinconia
che amore a grazia m'incanta.

domenica 14 luglio 2019

TESTA O CROCE

E faccio testa o croce con i giorni tristi e quelli felici, con i perchè pieni di verità e quelli a cui, no, non vorrei credere. Con i ricordi e la fantasia, con il malumore quando non vuole andare via.

E faccio testa o croce con il destino, i suoi scherzi, i suoi istanti rubati, le sue tappe, i suoi versi passati. Mi guardo allo specchio, non capisco chi sono, dove è finita quell'età, sparita in un volo.

Erano gli anni del cielo a colori, sulle spalle non libri ma soli, erano gli anni in cui c'erano tutti, e non lo sapevi che era bello esser buffi.
Qualcosa è cambiato, altro è passato, qualcuno è arrivato, qualcosa è restato, nel cuore un istante è incastrato, la verità è che il tempo è reato. 

È amore il tempo quando ovunque è vita,
è amaro il silenzio, quando tutto è in salita.
Mi guardo allo specchio e mi vedo più forte,
vorrei dire tante cose, alla ragazza di allora,
ma poi le lascerei un fiore, un sorriso più dolce.

E faccio testa e faccio croce con i momenti sì e quelli un po' meno, con i passi sbagliati, il cuore spezzato, con il cuore aggiustato, il sorriso incollato.
Lo attacco alla vita per darle coraggio, lo spiego in un verso, ma lo trovo un po' saggio,lo incontro per strada negli sguardi rubati, negli occhi che parlano, e che dicono incanto, sono un po' i miei, dei bambini e dei grandi.

Mi chiedo tra una ruga e un sorriso il senso di un giorno, il senso del cielo per una stella al tramonto.
Il perchè si soffre, il perchè si ama, il perchè dei perchè, quando tutto quello che resta lo porto con me.

E faccio testa o croce con i momenti giusti e quelli sbagliati, con quelli preziosi e quelli sprecati. Chissà se poi sono sprecati davvero, se tutto serve, è un mistero.
Io non lo so, e sono ancora la stessa di un tempo, quella che soffiava lì in alto, una moneta, un momento.
La vedevo girare, come danzare, me la immaginavo felice, la volevo imitare.
Tutte le cose felici volano un po'.

Volano i petali dei fiori, le foglie degli alberi, le bolle di sapone, i baci alla stazione, le preghiere delle madri, i silenzi dei padri.
Anche il cuore a volte vola via, a volte si perde, altre no, ricomincia, va a spasso. Piange un po', si aggiusta, ha la sua memoria. Resta, solo quando batte davvero. Ed è allora che sa volare.

IL MIO CANTO PER TE

Il mio canto per te ha il sapore del sole dopo la pioggia, è il tepore dell'inverno, il sale del mare sulla pelle, un aeroplano in volo nel cielo di luglio, la scia di una stella, una sera d'estate.

Il mio canto per te è come un vecchio libro di poesie su una bancarella di antiquariato, non ama i grandi spazi, i grandi rumori. È il riflesso dello specchio che mi fa un po' più grande, è il sorriso di tenerezza che mi vede bambina, il fuoco dei tramonti quando piange la sera.

Il mio canto per te ha l'intimità delle strade di paese, i vicoli dove corrono i bambini, dove sonnecchiano i vecchi, dove fanno ombra i panni stesi al sole. Non è un canto da metropoli, da pianobar, è nascosto tra le cose piccole e preziose, quelle che si legano al dito, che si stringono forte.

Il mio canto per te è un acquazzone, un bacio come pioggia dopo tanto sole, un aquilone appeso alla luna, un disegno a carboncino sull'asfalto, un sogno a testa in giù, con il cuore in alto.

Il mio canto per te è un piatto caldo, un paio di calzini, un abbraccio sospeso, una fuga dal tempo. È Psiche che incontra Amore, Euridice che dimentica il suo dolore, la parola che fiorisce sul ramo della vita, il tuo cuore, il mio amore, dove tutto ha senso per chi sa ascoltare.

mercoledì 3 luglio 2019

FRANCO ARMINIO, CRONACHE DI UNA SERATA

La poesia e la coralità, i canti della tradizione locale, i versi tradotti in dialetto, il sentimento e la riflessione. 
Si definisce "paesologo" Franco Arminio, poeta e scrittore, autore di raccolte fortunate come Resteranno i canti (Bompiani, 2014) e Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere, 2017), protagonista domenica 30 giugno del Reading di poesie del Centro culturale Aldo Moro di San Salvo. 

Un viaggio nel tempo e nella geografia dei paesi d'Italia, con la storia dell'emigrazione e delle piccole realtà quotidiane delle nostre regioni, un viaggio nella poesia, nella vita e perche no, nella morte,  perchè "se oggi muore anche la morte, davvero non abbiamo più nulla". Non interessano le grandi realtà ad Arminio, ma le piccole storie di ogni giorno e di ogni luogo, "quelle che richiedono la pura generosità dell'attenzione". 

Le verità di ogni giorno, le piccole realtà quotidiane, le passeggiate nei dintorni, il piacere di fare compagnia ai luoghi, di avere cura e dare attenzione agli alberi, agli anziani, alle poiane, perfino ad una foglia che cade. L'invito è a osservare, prima che le cose cambino, o finiscano, ma una osservazione viva, attiva, propositiva, un guardare con amore, senza denigrare, senza bloccare i sogni propri e quelli altrui come il "sobillatore del bar", che parla male di tutto ed è il primo a volere il male dei paesi.

Per Arminio parlare con un anziano "è un progetto di sviluppo locale", avere spazio per la gioia significa non trascurarla, "perchè non è da vivi camminare per strada  senza la passione del guardare". E così c'è spazio per i sogni di ognuno, "perchè i sogni non prendono spazio ma lo danno", e per la riflessione, quella attorno ad una tavola natalizia e attorno ad un campo di calcio, per una passeggiata con i morti: 
"Al mio paese, accanto al cimitero, / c’è il vecchio campo di calcio. / Oggi mentre camminavo ho pensato / che potevo prendere un morto alla volta / e fargli fare un giro di campo. / Ho cominciato con mia madre: le piaceva stare al sole, mi ha chiesto / di avere un coltello / per raccogliere un poco di verdura".

Intervallata dai canti popolari della tradizione abruzzese, che Arminio non ha esitato ad affidare alle voci del pubblico presente in sala, la coralità della poesia ha ripercorso le parole di un tempo, per farsi ricordo negli oggetti dismessi delle vecchie case, e racconto, nelle storie dell'emigrazione: 
"nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti /con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito. /nel 1929 florindo fede partì per il brasile/ con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito./ nel 1947 agostino fede partì per la francia/ con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito./ nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera/ con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito./ oggi al paese nessuno sa più cucire/ e l’emigrazione dei sarti è finita/. 

Dialoga con i presenti Arminio, e lo fa parlando di sè, dei poeti Sandro Penna e Pasolini, di Bisaccia e i suoi alberi, mettendo al centro di tutto la terra, l'amore, la morte, la voglia di osare, la rinascita. 
"Le persone si incontrano per rinascere, nascere non basta mai a nessuno". 



domenica 30 giugno 2019

IL MIO FRANCO ARMINIO




C'è nelle poesie di Franco Arminio un rapporto con il sacro che la società moderna sembra aver dimenticato. 
Un sacro umano, che vive nella dimensione della realtà quotidiana, all'insegna di quelle piccole cose "che richiedono la pura generosità dell'attenzione". 

La poesia di Franco Arminio è semplice e autentica, semplice perchè parla all'uomo di ogni giorno con una lingua colloquiale che non usa "le parole d'amore" dei poeti della tradizione, ma che "trema per amore"; una lingua autentica, perchè Arminio parla all'io più profondo, parla all'uomo che ama la vita, che teme la morte, parla ad ognuno di noi di fronte allo scorrere inesorabile del tempo, di fronte alle piccole cose di ogni giorno, alla loro perdita, al senso doloroso dell'assenza, della scoperta.

Come il rapporto con il proprio paese, che è come un nuovo ritorno. Arminio scrive e tira fuori l'anima antica dei paesi dell'Appennino, evoca la ferita che li accompagna e che assomiglia ad ogni nuova finestra chiusa, ad ogni passo della muta realtà dei paesi dell'Italia meridionale, in cui le strade hanno il sapore doloroso dell'abbandono e della dimenticanza. Si definisce paesologo Franco Arminio, ed è nel paese che la sua identità e cifra stilistica trovano la loro forte autenticità e carica valoriale: 


Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro,
vai a fargli visita prima di partire
e quando torni.
Stai molto di più all’aria aperta.
Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita.
Leggi poesie ad alta voce.
Esprimi ammirazione per qualcuno.
Esci all’alba ogni tanto.
Passa un po’ di tempo vicino a un animale,
prova a sentire il mondo
con gli occhi di una mosca,
con le zampe di un cane.


C'è in questi versi il senso di una dimensione vera, pura, semplice, autentica della condizione umana, una condizione privilegiata, seppur oggi sempre più ancorata alla solitudine, 
all' incomunicabilità, all'abbandono, allo scorrere del tempo che dimentica quelle realtà piccole e dimenticate: 


«Certi paesi diventano come quei bar / in cui campeggiano, in polverose bacheche di vetro, / vecchie merendine: i clienti se ne vanno altrove / e il barista non rinnova la merce».


La poesia di Franco Arminio nasce nella piazza del paese, di fronte al bar, nei pressi del cimitero, nel campetto di calcetto che si trova lì vicino, per le strade silenziose, lì dove il poeta dialoga con gli assenti, dove la politica è troppo lontana e spesso restano solo gli anziani come custodi silenziosi di un tempo lontano. 
È una poesia che dà voce ai morti, che racconta una dimensione invisibile che dal singolo sa farsi nuova comunità, una comunità per chi sa vedere o chi sa ascoltare, o forse una comunità della poesia, di quella poesia che è come "un chiodo di pane, non scalfisce nulla, si sbriciola tra le mani", ma che pure, insieme all'amore, è l'unica cosa che conta, l'unica cosa che resta. 




sabato 22 giugno 2019

ESTATE, UN DONO

Era l'estate dell'aquilone e delle bolle di sapone
l'estate in tenda o sotto l'ombrellone 
Era l'estate dei giochi e delle capriole 
e tu ridevi con il sorriso sulle gote
e il sole a fare da padrone 

Ricordo i vestitini a fiori e frutta 
la camicetta con le maniche a sbuffo 
le nuvole come baffi di fumo 
lì nel cielo immenso un tuffo 

Ricordo i fiori gialli alla finestra 
con i panni al profumo di bucato 
il profumo giovane dei giorni felici
i sorrisi che sanno di indimenticato 

La novella età come un giorno d'allegrezza 
pieno, pieno il tempo e pieno il giorno, 
pieni gli occhi di breve sogno. 
Era l'estate del tempo che fu, 
delle corse in bici, o persi su un fiore, 
delle corse e del sudore 
felici dietro un pallone, 
quando si era insieme, 
e c'erano tutti, 
quando le strade erano flutti
quando gli sguardi erano incontri
e i vicoli di cemento i nostri 
orizzonti.  

Ne abbiam messi di colori 
in quegli sprazzi di cielo e di case 
e non lo diresti mai 
che abbiamo incontrato pure le fate 
nei nostri giorni 
nel nostro tempo 
abbiamo capito ora 
il valore di un momento

Prima no, non si sapeva 
cosa significa una ruga sul cuore 
o sul viso, 
dove finiscono le strade 
quando passano i giorni 
cosa resta di quelle case 
quando cambiano i sogni 

La vita è un viaggio 
un po' triste un po' magico 
un po' inquieto, un po' serio 
un po' misto, un po' vero. 
È un po' tante cose 
che non so definire 
che poi resta nel cuore 
quando fa un po' soffrire, 
di tutto quello che era, che ero, 
che sono, resta il ricordo di un 
amore vero, la vita, l'estate 
un dono.
 


martedì 18 giugno 2019

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Esami di maturità, esami di stato,
quanti esami nella vita dovrai superare,
senza zaini, senza banchi,
senza guide e senza incanti 

È bella la maturità a quasi vent'anni
quando si è giovani con la vita davanti 
quando il sole non scalda ma brucia
quando il tempo scappa e riluce

Riluce di pianti che sembrano enormi
e problemi come montagne
di amicizie e grandi sogni e torpori
di amori come romanzi

Ma poi c'è la vita oltre l'appello
è l'ultima volta, finisce il tormento
passa in un attimo
diresti "ma serio"
la notte prima degli esami
un tempo mai vero

È la notte più lunga, ognuno ha la sua
la notte un po' nostra, e adesso è la tua
la notte di Venditti di Dante e d'Ariosto
la notte della luna lí al solito posto
la notte di chi sarà ormai un po' più grande 
la notte che passerà
indimenticabile

Ognuno ha il suo esame, la storia è la sua
ognuno ha il suo addio, ognuno il suo io,
il prof un po' di più, lavoro inclemente,
conosce quei banchi, conosce gli sguardi,
lamenta i silenzi,
si affeziona e non poco,
sa che è così,
lascia andare via, è giusto cosí.

E tu che fuori di qui tra poco sarai
e dimenticherai formule e lezioni
facce serie e paroloni
ricorderai le parole più vere
quelle che ti fanno grande e sincero 
pronto a crescere per davvero.  





lunedì 17 giugno 2019

LIBERI LIBERI

Credevo che le cose durassero per sempre, e invece no, non è vero, le cose passano, finiscono, si dimenticano. Io non voglio dimenticare niente, ma ci sono cose che ci portano via, ci tolgono una parte di noi. Ogni giorno qualcosa che eravamo non siamo più. Ero la bambina con lo zaino di scuola e il grembiule blu. Ero la ragazza con i sogni in testa, tanta vita davanti e il resto dentro. Mi fa sorridere la ragazza che ero, vorrei chiederle scusa, ha fatto tanto, si è presa gli anni migliori, quelli peggiori, vorrei dirle di non essere così, di vivere, di non farsi problemi. 
Invece la vita ci insegna che al tempo non c'è rimedio. Non c'è rimedio alle cose che non ci sono più, come non c'è rimedio a quelle che ci sono rimaste dentro Per alcuni sono dolori, per altri sono esperienze, ci cambiano, ma per tutti sono un pezzetto di cuore. Non so se diventare grande significa accettare il fluire delle cose. Io no. Io vorrei sempre il lieto fine, gli abbracci enormi da perdersi dentro, le cose giuste, le parole semplici. E invece a volte mi rendo conto che non ci sono parole. C'è la realtà, e quella è un'altra cosa. È quella che non guarda in faccia a nessuno, ma pure deve valere qualcosa, se è lì che consumiamo le parti migliori di noi, che le ritroviamo in un profumo, nelle sfumature di un cielo di pomeriggio. nel colore del miele. Vorrei abbracciare la ragazza che ero, quello che ho perso, che ho avuto. Vorrei dirle grazie, perchè lei, in me, da qualche parte sorride. 




domenica 16 giugno 2019

CAMPI DI GIUGNO

Erano i campi di giugno
dalle zolle profumo di vita 
misteriosa presenza feconda
di un'estate lontana 
felicità senza nome 
nei campi di grano 
matura gioia 
di luce limpida 
nell'infanzia 
delle sere d'estate 
ho visto
l"imbrunire farsi ricordo
nell'incoscienza del tempo
nella tenerezza 
del tuo sguardo
ho sentito il mio cuore 
farsi giovane 


martedì 11 giugno 2019

RESISTERE ALLA FINE DELLA SCUOLA

RESISTERE ALLA FINE DELLA SCUOLA 
(e vivere un'estate felice) 


È l'ultimo giorno, suona il momento,
sfoglio il registro, assaporo l'appello, 
di tutto quel pianto o di tutto quel riso, 
mi basta un riscontro, il conforto di un viso.  

C'è stato un silenzio, c'è stato un ronzio, 
c'è stato un sogno, e pure un addio, 
c'è stato rumore e un tuffo nel cuore, 
c'è stato tutto, un pezzetto d'amore. 

Passano i giorni e passano gli anni
tra questi banchi curiosi e mai stanchi  
passano miti e passano re
restano i verbi inventati da me

Coniugare al passato è romantico, è vero
ma pensare al futuro è qualcosa di fiero 
il presente se voglio lo faccio da me
scrive quello che adesso si è 

Si è tristi o felici, lontani o distanti 
ma di questi muri ne abbiamo fatti di istanti
si cresce, si cambia, si sbaglia, si impara 
mai di questi giorni abbiamo fatto una gara 

Abbiamo capito che giugno è diverso
si porta via la fine e apre un poemetto
dei voti non mi curo, mi bastano 
incontri, quelli veri 
che imprimono volti

Mi mancheranno i sorrisi, mi mancheranno 
i lamenti, mi mancheranno 
i gesti, i colleghi mai lenti 
ma più di tutto mi mancherà 
un altro anno che se ne va   

Mi fermo un istante, sorrido al presente, 
apro le porte all'estate indolente,   
raccolgo ricordi e cicatrici 
che il cuore sopporta e tramuta in radici, 
passa qualcosa, ma qualcosa non passa 
resta nel cuore, il cuore mi basta  






lunedì 10 giugno 2019

NINNA NANNA

Soffia piano la pioggia
e regalami
un giro di stella
se l'amore è una danza
e la luna
un canto del cielo
vorrei dirti
ci sei
tu resti
sei qui con me

Soffia piano la pioggia
e ripetimi
un canto di stella
se l'amore è un incanto
e il cielo un manto
di giorni
io accarezzo
la luna
che brilla di sogni
e regalo 
a te
Soffia piano la pioggia
e riporta i giochi di stella
se ti stringo la mano
di nulla ho paura
perchè sei qui con me
sbocciano i fiori
un pensiero nel vento
e ripetono al mondo
un canto di culla
amore per te



mercoledì 22 maggio 2019

FILASTROCCA DEI GIORNI TRISTI

Correggo compiti, cancello errori, 
la i senza e, la e senza a, 
cancello quello che la felicità non mi dà. 
Correggo il tempo, ma non lo trovo, 
correggo il cielo se non è un volo, 
cancello la luna quando piange,
la cerco con lo sguardo, 
correggo quello che non c'è,
le lacrime della sera, la luna nel mare, correggo il sapore di sale. 

Correggo verbi, parole non scritte, 
correggo frasi che non vanno dritte. 
Cancello il di piú che nel contesto stona, correggo il ritornello che nel cuore risuona, è come un sussurro o una promessa, 
è tutto quello che mi fa girar la testa. 

Correggo un fil di poesia, 
una penna rossa e un soffio sottile, 
è come un bacio di carta, 
sul cuore che canta, un rosso di labbra, 
un tocco gentile.

Correggo i giorni perduti, le lacrime perse, 
le scarpe consunte, le facce ormai spente. 
Correggo i momenti sprecati, 
i verbi al passato, i tempi all'unisono, 
le concordanze dei giorni,  
solo un sorriso. 

Cancello quello che ti fa soffrire, 
le stagioni del tempo, 
il pianto del cuore, un soffio di vento. 
Correggo i tuoi drammi, 
cancello i tuoi lividi, 
con i fiumi di inchiostro coloro
i tuoi limiti, 
e il resto che resta e che incorretto non è 
lo stringo nel cuore, lo tengo per te.  




martedì 21 maggio 2019

STANCHEZZE

C'è una stanchezza che non è solo quella degli insegnanti a maggio. 
È una stanchezza diversa, che coincide con la verità. La stanchezza dei grandi è diversa da quella dei bambini. Quando hai questo tipo di stanchezza qui, non c'è nulla da fare, significa che sei cresciuto. 

I bambini quando sono stanchi fanno i capricci, ma tuttavia potrebbero continuare a giocare all'infinito, e tutto per il solo piacere inconsapevole di essere, di esistere. Per i grandi no, per i grandi è diverso.
Non bisognerebbe mai perdere quella leggerezza lí, quella dei bambini, qualcosa di bello da fare, qualcosa di buono da mangiare, qualcuno di amato da abbracciare. 

La stanchezza dei bambini si auto-annulla, si azzera, ricomincia, si dimentica. Si scarica alla sera, è nulla ogni mattina, con la luce del sole.
 Quella dei grandi invece è una stanchezza diversa, non si dimentica, a volte neanche si manifesta, ti resta dentro, era lì ad una festa di compleanno, ad una seduta di laurea, in fila all'ufficio postale. Ti rende triste, ti lascia assorto.

È una stanchezza che nasce dagli occhi quando hanno troppo visto o troppo sofferto, quando hanno troppo amato o  troppo sognato, quando hanno troppo temuto o sbagliato nei tempi, nei bilanci, nei programmi, o in nulla, è così e basta, e dire che non c'è una stanchezza precisa, ognuno ha la sua, bella e buona e giusta, o ingiusta, perchè non tutte le stanchezze sono giuste.

È una stanchezza che nasce dal dolore, mai dalla felicità. Non si può essere stanchi della felicità, al massimo non la si comprende per davvero, è come per Chiara Ferragni che affitta Gardaland ma poi va in giro in bici,  la stanchezza dei grandi non si sa, ma ha qualcosa che ha a che fare con la vita, e fa un po' male al cuore. 

Il tempo che passa, quello che porta con sè, quello che abbiamo perso, quello che eravamo e che non siamo più, quello che volevamo fosse il mondo e invece è tutta un'altra cosa, quello che faresti per cambiare le cose e non si può, le parole non dette, quelle sprecate,  perchè la vita è sempre troppo grande per i sogni di chi non sa ancora cosa significa crescere. 

Ci sono stanchezze che fanno profondamente soffrire.
Altre no, altre insegnano, altre le assapori, altre ti dicono cosa ami. E vorresti inseguirle all' infinito. 
Le stanchezze lasciano impronte sui volti della vita, scavano rughe lì dove c'erano attese, riempiono silenzi di verità, ma insegnano il senso delle cose, gli sguardi veri sulle parole importanti, quello che sei, la musica che hai dentro, quello che resta fuori, quello che porti con te, la misteriosa permanenza dell'amore, nella corrente mai ferma della vita. 




domenica 12 maggio 2019

LONTANO

Oggi ho nel cuore
una vaga malinconia
sento il vuoto
delle cose
lontano
non significa nulla
lontano per il cuore
non esiste
è solo una parola che
non ha chilomentri
non ha tempo
non ha confini
ho chiesto alla pioggia
un canto di culla
per te
ti sento vicina
come non mai

venerdì 10 maggio 2019

CANTO DI MAGGIO

Quest'anno non è venuta
primavera
mi aspettavo di incontrarla
nel tepore dei prati
tra gli sprazzi gioiosi di
cieli di fiori
vestita a festa
dal profumo di zolle
invece maggio
era triste
maggio era un pianto
di rose
un lamento
di tenerezza pieno
un'assenza dolente
di giorni che non sono più
ho visto il grano crescere
i campi farsi silenzio
maggio era un saluto
un congedo
un canto d'amore

mercoledì 8 maggio 2019

NUVOLE STASERA

Dov'è il cuore? Il cuore è in un sacco di posti, ma è solo in alcuni che vive davvero. 
Ancora le nuvole scrivono le parole più belle stasera.
Per te.


Riparo il cuore
cancellando le cicatrici
il tempo della lontananza
è un ricordo sfocato
un giorno incompreso 
nella luce del sacro 
che ogni mattina 
ci ricorda 
cos'è l'amore



martedì 7 maggio 2019

TRENI

I treni vanno e vengono. Ma non sono mai vuoti. Anche un treno senza passeggeri ha la sua storia.
Quello che conta dei treni è che vanno sempre verso qualcosa. Per qualcuno si chiama "casa", per altri è un "incontro", per altri ancora "destino", ma un percorso non è mai solo un viaggio.
Quello che conta dei treni è che ci sia sempre qualcosa di importante alla fine della strada, qualcosa che valga tutti quei chilometri, tutti quei binari, tutte quelle stazioni. E che, a fine percorso, sia lì ad aspettarti.
I treni insegnano che le lacrime non possono fare nulla. Non cancellano il percorso, ma riscaldano il ricordo.
E il cuore lo sa.
I treni raccontano un po' l'amore, alla fine.
Perchè quando le porte si aprono e si chiudono, tra la folla in partenza e in arrivo, lì lungo quei binari, c'è solo una persona, tra tutte, che vorresti fosse lì, solo per te.

domenica 5 maggio 2019

PER TE

Voglio ricordarti come sei sempre stata,
come un giorno d'infanzia, nel telefono della domenica mattina, nella tavola apparecchiata lì dove si stringono le dolcezze, una presenza vigile, forte e gentile.
Siedo alla tua tavola e non ho parole, e rivedo la luce di un tempo, quel vivere che mi pareva eterno, quella casa che esiste ancora, solo per me.
Il dolore che parla sopporta, il dolore che piange è muto. Non posso dimenticare, nulla, non dimenticherò. Te ne sei andata via, troppo presto, non mi sembra possibile, non mi sembra neanche vero. In silenzio, con dignità, coraggio. Sei con me in ogni soffio di vento, che tutto lascia e niente porta via.

sabato 4 maggio 2019

PIOVE

Piove sulle rose di maggio,
sui nostri cuori,
sui giorni passati.
Piove sul
silenzio
sui pensieri
sulle strade
sui tuoi sguardi
che non so
lasciare
piove su tutto quello
che non ti ho detto
lì dove si fermano
le tristezze
e l'amore
è per sempre
ho appoggiato l'orecchio
sul tuo cuore
e ho sentito il mio 


mercoledì 1 maggio 2019

GIORNI

Un pianto, nonna 
un pianto 
mi ha lasciato un dolore 
mesto di giorni lontani 
La strada finiva sempre 
dove tu indicavi 
all'ora tarda 
che non comprendevo 
incrocio dell' oggi 
e di ieri
ed ora non siamo 
che lo spazio di una giovinezza 
antica, 
le pause dell'orologio 
allo scoccare delle ore
i silenzi 
vicino al fuoco spento

lunedì 29 aprile 2019

PIOGGIA

Posso scrivere della pioggia, che è come il cuore dei poeti, qualcosa che piange a volte, o che dà luce, risplende. Non parla, no, ma per alcuni è lamento, per altri solo un nome, per molti qualcosa come  malinconia. 
"Chiamami tristezza, se ti va", oppure no, nella pioggia vanno a finire i giorni belli, i pensieri felici, i giochi d'infanzia, lì dove tutte le cose vanno verso le stelle, e il cielo le riporta giù, per quelli che hanno ancora voglia di credere e sognare. 
"Chiamami amore se ti va", se sono le sillabe che danno senso a tutto, e quando piove lo capisci un po' di più, perchè il cielo ha il suo specchio, e a volte solo i fiori lo stanno a guardare. 
"Chiamami poesia, se puoi", se queste finestre hanno lo stesso riflesso delle case più in là, e dire che non posso capire i pensieri della gente, le parole non dette, le storie che ognuno porta con sè. La pioggia sì, cade e capisce tutto, risplende e pulisce, ristora e cancella, sbiadisce quello che non ha senso, quello che non ha sapore, quello che abbiamo dimenticato. 
Il resto resiste, sopporta, è per sempre. 
Canta e racconta la pioggia. 


venerdì 26 aprile 2019

PERDONAME HULK POR MI VIDA MALINCONICA

Martina ha preso l'abitudine di lasciarmi bigliettini dappertutto. Principalmente in casa, sotto le porte. È una cosa bella, mi fa tenerezza, mi fa sorridere. È bellissimo imprimere un'emozione sulla carta, lo facevamo anche noi una volta, forse lo abbiamo dimenticato. I bambini no, i bambini usano le penne colorate, e riempiono di spazi i vuoti dei grandi. 
Sembra un caso, eppure no, perchè per loro usare i colori è come per il cielo usare l'arcobaleno, è qualcosa di spontaneo, di magico, come dire dopo la pioggia viene sempre il sole, dopo le lacrime c'è sempre un amore.  

Mi piacciono i biglietti colorati, mi ricordano i disegni che facevo anche io, i cieli che non si riempivano mai, i colori che non bastavano, e dire che di disegni ne ho fatti tantissimi. Mi piaceva disegnare, era come creare un mondo tutto mio, come dare spazio e forma alla felicità, al mondo che era bello, a parte del mio mondo, tutto il mio mondo. Mi piaceva anche scrivere. Scrivere è lasciare un pezzo di sè. È dare realtà a qualcosa che è dentro, è come usare un colore su un foglio bianco. 

Quante lettere d'amore ho scritto, forse senza saperlo. Quando guardo i miei genitori, quando ripenso ai miei quaderni pieni di compiti, quando sorrido alla me stessa di un tempo, alle fragilità che ci portiamo dentro, agli incontri che ci hanno cambiato, alle verità che ci hanno arricchito, alle cose che non ci sono più, e ci hanno insegnato il valore del tempo, e dei ricordi. Scriviamo perchè un cuore soltanto a volte non basta. A volte si spezza, a volte straripa, a volte piange. Il più delle volte sopporta, a tratti impara, ma non dimentica mai. L'altra sera ho visto il film di Hulk, del mostro che diventa verde, del mostro gigante, che "ha la forza di mille uomini e più si arrabbia più mostra i muscoli". Ho pianto come una cretina. (L'unica che piange con un film di animazione della Marvel, chiedo scusa alla produzione).

Le apparenze sono il male del nostro secolo, tolgono valore a tutto, si vive per apparire, non per vedere quello che si è. Lo sapeva Pirandello, con la storia della vecchia imbellettata, quanto fosse profondo il sentimento del contrario. Lo sapeva Hulk, nel suo verde incompreso, solo contro il mondo, umano nello sguardo gentile e pieno di umana comprensione di un unico amore, lo so anche io nei bigliettini che non scrivo e che recito a me stessa, nelle lettere d'amore che lasciamo dietro di noi ogni volta che il nostro cuore batte per qualcosa, per qualcuno. 




lunedì 22 aprile 2019

PICCOLO PRINCIPE

C'è un libro di animali con le stampe a colori. Su quel libro ci sono cresciuta io, e adesso ci cresce un bimbo che non ha ancora due anni, tra disegni e colori e forme di quel magico mondo della natura, che si capisce solo da piccoli. 
C'è un cane, un "bau bau", che forse no, è una "voppe", eh no è un proprio un cane, ma non cambia nulla, i bambini accarezzano il loro pelo comunque, sia che si tratti di un cane, sia di una volpe. E lo fanno davvero. Mi sorprendono le manine che sfiorano la carta, mi incantano le dita che accarezzano i sogni di questo "piccolo principe". 
Ogni principe ha la sua voppe, pronta a ricordargli il colore del grano. Anche il principe che è rimasto dentro di noi, che non è solo quello delle fiabe, quello che a fine pellicola bacia la principessa. Forse perchè "non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". 
Lo abbiamo imparato sfogliando libri di animali, giocando con i chiodini, raccogliendoli dappertutto, ascoltando il rumore della pioggia, quello delle stelle che sono come sonagli, che sono come presenze che ci ricordano le cose che contano, i battiti del cuore. 
Lo abbiamo imparato nella rosa che abbiamo curato ogni giorno, in quella che sparge il suo profumo, nel colore del grano, che è il senso di ogni cosa, un viaggio per tornare, uno per ricominciare. 




domenica 21 aprile 2019

ALICE IN WONDERLAND

I cambiamenti arrivano all'improvviso. 
Non ti avvisano, a volte sono come le cose che si rompono, le scarpe che hai comprato l'anno scorso e non ti entrano più. 
Dei cambiamenti te ne accorgi dopo. Quando rifletti, quando ti scopri un'altra persona, quando fai di tutto per riconfermare quella che eri, per ritrovarti, per capire. È lì la fregatura, nel capire. Quando capisci è già troppo tardi, è qui la vera differenza, lo scarto netto tra il prima e il dopo. 

Quando capisci hai il premio di consolazione. Sei cresciuta, sei diventata grande, puoi permetterti di comprarti altre scarpe, scarpe nuove, per nuove strade, passi più accorti, nuovi percorsi. 
Il nuovo a volte fa più paura del vecchio. Del vecchio ti affezioni, ci lasci un po' il cuore, c'è una parte di te. E questa è l'altra fregatura. Devi essere pronto al tempo che passa, al mondo che cambia, al cuore che batte, al dolore, al cuore che si spezza, al cuore che conserva tutto.

I nomi non sono solo nomi. Definiscono le cose, identificano realtà. I bambini non sanno parlare, e cercano di sfiorare le cose per dar loro un nome, un'entità. Bisognerebbe fare come i bambini, che amano con semplicità, danno nome alle cose importanti, usano i colori sui fogli, si alzano sulle punte dei piedi per sfiorare la felicità. 

Lo diceva Alice, che "non si può fare a meno di crescere". Lo diceva mangiando il fungo sbagliato, cadendo in un sogno, cercando la strada, incontrando il brucaliffo, aspettando il bianconiglio, scappando dalla regina di cuori, dai fiori, dallo stregatto. 
A volte la vita è un sogno ad occhi aperti, e per tutto quello che resta ci sei tu.