sabato 30 marzo 2019

IL RUMORE DI SEMPRE

La tenerezza di un nome, la semplicità delle foglie, l'armonia di un cielo al tramonto. Un giorno nuovo, uno appena passato. 
Questa vita che scorre via, e si porta via parti di noi. Il cuore nelle cose.
La vita è troppo grande, il cuore è troppo vero.


Raggi del sole tra le foglie degli alberi. Se dovessi descrivere la timidezza, penserei alla luce che arriva nonostante tutto, che non è disincanto ma dolcezza, che è bellezza, perchè lì dove si incontrano le lacrime, cresce la luce dell'amore.


Che strana cosa la felicità, la delicatezza di un sentimento, di un gesto, di un profumo, di un ricordo. È come scrivere per non far andare via le onde del mare.


Campo di fiori. Dai prati nascono quartine.
Qui tutto resta, il cuore, il rumore di sempre. 







martedì 26 marzo 2019

IO PICCOLA PRINCIPESSA

Giro per il web e trovo post su come vestirsi bene, come truccarsi bene, come sfruttare al meglio la luna in Venere o le magiche virtù di un probabilissimo oroscopo. Non so quanto conti interrogare le stelle, oggi c'è un sacco di gente che lo fa, forse perchè è divertente, perchè ognuno ha una piccola grande speranza, forse perchè ognuno cerca una piccola grande risposta, come dire, una piccola grande promessa. Non sono tipo da oroscopi, a me l'oroscopo fa sorridere, la congiunzione astrale la vivo ogni giorno, ed è Venere, Ares o Marte in combutta con i miei alunni o capelli, o forse è solo perchè mi piace guardare le stelle,  loro hanno sempre una risposta, loro lo sanno come batte il cuore quaggiù.
E così più che astronoma mi sento come il piccolo principe di fronte alla luce limpida e sicura di milioni di stelle come sonagli che conoscono il senso dell'amicizia e sanno ridere. Piccola principessa, che al sospirar d'amorose rime trae vero e diletto, seppur "giova la ricordanza" se amor e cor gentil sono una cosa, se come "amor mi 'spira noto, e alla maniera che ei gitta dentro vo' ragionando".
Chissà se Dante guardava le stelle quando componeva versi per la sua Beatrice, o se il paradiso era tutto in quel "voi che ascoltaste in rime sparse il suono", e quel suono in rime sparse ci è rimasto dentro, fino a rimare e fare versi al senso del sentimento della vita di ognuno.
Sarà che il mondo è pieno di così tanta bellezza, dove c'è l'amore, che la sofferenza è la voce della nostra umanità, sarà che lì dove c'è il dolore, c'è anche il senso di qualcosa di più, di qualcosa di unico, di qualcosa vero.
Che è come guardare le stelle, nelle notti di luna e di silenzio, lì dove sono tutte le cose che contano.  




mercoledì 20 marzo 2019

NOSTALGIA

Quando l'anima sente, è già nostalgia. Lo sa bene il mare, quando va avanti nella notte, quando resta un'espressione sul viso, come una ruga, un ricordo, per quello che è passato, per quello che è già perso.
Quando cambiamo davvero, lo facciamo  poco a poco, o c'è un momento preciso, un prima e un dopo, un mentre che non riusciamo ad afferrare, se non nello scorrere dei ricordi, nello stringere forte una mano, nei per sempre che vogliamo non finiscano mai.
Non lo so. Non so poi molto.
So solo che mi specchio nei tuoi occhi,
negli sguardi ovunque resti tu. 


sabato 16 marzo 2019

IO

Io lo so che sono antica,
non mi piacciono le cose fatte velocemente,
i gesti vuoti,
le parole come suoni e basta.
Per me ogni cosa deve avere un valore,
un significato,
non mi interessa la vita che sia
vocio inutile e commercio con altri,
io do senso ad ogni mio gesto,
ad ogni mio sguardo,
ogni mia parola.
Ai posti affollati preferisco
i posti per pochi,
alle luci artificiali
preferisco l'odore del mare,
agli abissi delle finte compagnie
la dolce verità della mia solitudine.
Lo so che non è semplice
essere così in un mondo che non accetta
il bene del sentimento e il sacro della dedizione,
gli ideali, o la voce della coscienza.
Forse perchè essere tristi è facile
ma essere se stessi è avere il cuore pieno
e tutto quello che conta,
l'amore più vero. 




lunedì 11 marzo 2019

CANTO ALLA LUNA DELLE ILLUSIONI

Io leggo. Leggo per cercare le risposte, per trovare le parole, per vivere quella sospensione del tempo, per avere un piccolo sembiante di eterno.
Leggo, e tutto prende forma. Leggo le parole che furon di altri, i pensieri che sono sentimento comune, in questa vita fatta di amore e di pianto, di gioia e lamento, di infinito e forza. A volte scrivo, ma quello che scrivo non è mai come ció che leggo. È nella lettura che c'è arricchimento, conoscenza, nuovo inizio ed eterna gioventù. Scrivere è una forma di compensazione. È un anestetico per tutto quello che ho perso, per quello che non è più, per il canto alla luna delle illusioni, per quello che non sono stata capace di capire, per quello che non sono stata in grado di vedere, per quello che è parte di me, per quello che mi riporta a me stessa. Non puoi scrivere se non pensi a qualcuno, se non porti qualcuno o qualcosa nel cuore. C'è un momento preciso che ti insegna il valore delle cose. Non lo impari subito, lo capisci a poco a poco, e succede ogni volta all'improvviso, quando la vita ti mette davanti alla verità delle cose, quando ti lascia il sapore di una casa o di un ricordo, dei giorni dell'infanzia, delle finestre della nonna con ancora i vasi di fiore e pieni di luce. Lo capisci quando non puoi fermare il tempo, nè i segni dei giorni sul calendario, e le tasche ormai non hanno più caramelle, ma sospiri, o qualche rapido fiore. Lo capisci quando stringi tutta te stessa, e l'anima s'incontra in un pensiero d'amore e una preghiera. 


martedì 5 marzo 2019

PER SEMPRE DYLAN MCKAY

Erano gli anni 90, gli anni di tutta una generazione, gli anni delle sigle in tv, dei mondiali alla finestra, delle canzoni su musicassetta e su nastri lp.
Erano gli anni della giovinezza e della felicità, perchè era facile essere giovani negli anni della felicità, quando la leggerezza aveva confini ben precisi, e i tempi erano scanditi dai rintocchi analogici di qualcosa di magico, come qualcosa di inatteso e sempre nuovo, e tutto quello era già eccezionalità. 
Erano gli anni del mito, ancor prima che il mito iniziasse. Lo cantavano gli 883, lo cantavano gli italiani del mondiale, lo cantavano le ragazze di Non è la rai, lo cantavano perfino i bambini di Bim bum bam, era un'Italia che si stringeva nel sogno e ovunque si riconosceva, l'Italia di Senna e delle fotografie, l'Italia dei Giochi senza frontiere e delle edicole e paninerie.  
Non lo sapevamo, allora, che di lì a qualche anno il mondo avrebbe cominciato ad andare velocissimo. Nel tempo di un attimo, avremmo perso i confini, avremmo dimenticato i contorni, avremmo annullato le distanze.
Di lì a poco, per la verità, il mondo non sarebbe più neanche stato lo stesso.
Ce lo avrebbe ricordato una data, un giorno di più, ogni compleanno in cui avremmo lasciato e messo via senza accorgercene una pagina di diario, una partita di pallone, una corsa per strada.
Saremmo diventati grandi senza saperlo, senza volerlo, senza capirlo, travolti da un mondo senza confini e senza pubblicità, senza nastri da riavvolgere con la penna e con le repliche e spotify ad appena un dito nella tasca.
Ecco perchè ieri, quando abbiamo saputo della morte dell'attore Luke Perry, il Dylan di Beverly Hills, abbiamo pianto.
Perchè con lui se ne va un pezzetto della nostra storia, se ne vanno gli anni '90, i primi batticuori, le prime illusioni, gli album di figurine che erano il nostro instagram di allora, se ne va l'attesa di una seconda puntata, la convinzione che il mondo potesse essere per sempre. 
Con Dylan se ne va una generazione che non voleva apparire ma si proponeva di essere, che cercava se stessa nel mito dell'amicizia, dell'amore, della famiglia, della vita, della felicità o della sua attesa, della sua conquista.
Se ne va il mito del cinema, che non è riuscito a rendere eterni gli uomini ma solo la loro immagine, che non è riuscito a fermare il tempo ma solo ad assolutizzarlo o velocizzarlo,
e per il resto c'è il cuore che forse va lento, ma conserva tutto.

sabato 2 marzo 2019

SOLE DI MARZO

Sole di marzo
mi ricordi
l'attesa della luce
della mattina
il tempo che rincorreva
il pallone dei giochi
lo sbocciare di un fiore
ogni nuova primavera
ora che siamo solo
gli sguardi dei giorni
le pieghe dei segni
sui calendari


lunedì 25 febbraio 2019

LUCE

Un dolore
come lo spieghi
un dolore
la solitudine
il senso
dell'assenza
le parole
che restano
dentro
la luce che
fa lacrime nel
mio cuore.
Come lo spieghi.
Guardo le case
attorno a me.
Le luci
della mia nostalgia.
Di quello che non sono.
Che ho perso.
Che non ho.
Guardo le luci
dell'amore.
Chi può dire
cosa vuol dire
per un barbone
una finestra accesa. 


domenica 24 febbraio 2019

50 SPECIAL

20 anni da 50 special. Non ci credo. 
L'album era Squerez ed era di ragazzi bolognesi un po' più grandi di me. Io facevo la seconda media, loro mettevano la s al posto della z. Quanto era bello andare in giro per i colli bolognesi, era il tempo di Jack Frusciante, neanche sapevamo cosa significasse avere una vespa "che ti toglie i problemi". Era il periodo degli album, dei cd, dei video, di "C'è qualcosa di grande tra di noi", di "Se ci saró", la canzone poesia, cantata rigorosamente da Cesare e non da Ballo, del "senza di te, io non potrei". Era il 1999, l'anno successivo sarebbe arrivato Gigi D'Alessio con "Non dirgli mai", l'anno dopo sarebbe arrivato il liceo. Anno dopo anno. Non te ne accorgi. Eppure gli anni passano e ti ritrovi a scrivere del tempo di una canzone, chissà perchè proprio quella, chissà perchè proprio adesso, di quello che si porta via e di quello che resta. Di quello che ti restituisce. Per un attimo, forse. L'immagine di un tempo passato, ancora vivido, un profumo, uno sguardo, un sorriso, una frase sul diario. E così so che mi piace parlare con due categorie di persone. I bambini, e gli anziani. Loro sanno sempre quello che vale la pena guardare, e come guardare. Loro sanno sempre quello che conta. Conoscono le parole degli occhi, l'immediato dei gesti, la sacra umanità di una preghiera, quando si fa sillaba o sorriso, lì c'è l'uomo che sa il bello di amare, la semplice umanità del sentire con il cuore.  


lunedì 18 febbraio 2019

DOTATA DI RESPIRO, FATTA DI CIELO

Dove sono i tuoi occhi? 
Sono in quello che vedi, o in quello che appare, e se sì come fai a dire che ciò che sembra è la realtà? Sono in ciò che ti fa soffrire, in quello che ti manca, in quello che vorresti fosse possibile, nelle favole che ti racconti, nelle poesie che scrivi, nelle tante verità che ti dici per potere andare avanti, nelle cose accantonate che tornano e fanno male... dove sono i tuoi occhi?
Sono forse in quell'angolo di cuore dove vivono preziose tutte le cose importanti, dove il bene riposa e ha il sapore del buono, dove volano le carezze e i nomi hanno un tocco gentile? Sono tristi, sono stanchi, sono spenti, sono bagnati, sono belli e sono vita i tuoi occhi, ma solo se hanno cieli tersi e puri in cui specchiarsi e riconoscersi. 

Dove sono i tuoi occhi?
Sono in quello in cui credi, in quello che sei, in tutto ciò che guardi con amore. Un detto recita che per tornare a vedere il cielo bisogna spostare l'elefante, ma non è tanto il grigio a fare paura, quanto l'incapacità di guardare le cose in faccia, e tornare a vedere i colori. La paura di quello che si può vedere o meglio di non sapere più cogliere, tanto siamo assuefatti al grigio, e disabituarsi a vedere è come disabituarsi al sentimento, disumanizzarsi a poco a poco, in questo mondo che ha tanti spazi per tutti ma mai uno sguardo profondo per nessuno. Avere gli occhi sul proprio cuore, sulle mani che sanno scaldare, sui pensieri che accarezzano l'anima e le danno conforto, sono la risposta per tutto il bello che si può ancora vedere. Lì c'è quello che conta, lì sono i tuoi occhi, dove c'è amore. 


"Un'immagine dotata di respiro, fatta di cielo" 
                                                        Euripide


sabato 16 febbraio 2019

ALTRA FACCIA DELLA LUNA

La cattiva notizia è che non si può fare a meno di soffrire o di perdere qualcosa, la buona notizia è che l'amore sa dare senso a tutto, sa tenere per sempre.
La cattiva notizia è che non puoi fermare il tempo, la buona è che il tempo ti rende piú forte, più saggio, o solo piú attento a quello che conta, e ha valore.
La cattiva notizia è che non puoi correre sempre come i bambini, la buona è che a camminare piano ti godi il paesaggio, e il rumore dei pensieri.
La cattiva notizia è che si diventa grandi senza saperlo, la buona è che quel carico di lacrime, delusioni, dolcezze e verità diventa esperienza, e puoi guardare agli altri con una ricchezza in più.
La cattiva notizia è che non imparo mai, la buona è che resto comunque io, e alla fine va bene così.
La cattiva notizia è che ognuno ha la sua storia e la sua verità, la buona è che possiamo guardarci negli occhi per capirci o per sentirci meno soli.
La cattiva notizia è che le mani non possono superare le distanze, nè le parole togliere le pene dall'anima.
La buona è che c'è sempre un pensiero che cura e protegge, vince le distanze e si basa sulla verità.
La cattiva notizia è che il cuore non sempre batte come vorrebbe, la buona è che c'è sempre un cuore che batte per te, allo stesso ritmo tuo.

mercoledì 13 febbraio 2019

GLI ANNI

Erano gli Anni degli 883, era tanto tempo fa, mi chiedo dove sia finito tutto questo tempo, quando è passato, come, perchè nessuno mi ha avvisato, perchè nessuno me lo ha detto. Quanti gradini da salire, ogni giorno uno in più, li saliamo veloci, indugiando un po', perdendoci nel sapore della pioggia, nel vento della nostalgia, in punta di piedi, inciampando tra sguardi e battiti di cuore. Li percorriamo veloci, sempre nuovi e sempre li stessi, senza contarli, ogni volta uno di più, ed erano quelli dell'asilo, del liceo, dell'università. Quelli della casa dell'infanzia, delle pause dei giochi per strada, delle figurine da incollare, perchè ce n'era sempre qualcuna che mancava, e molte erano da scambiare. Allora se non tutte le cose erano al posto giusto non era un problema, era bello, e andava bene così.
Quando ho iniziato a capire gli Anni degli 883.
È stato quando la vita ha sostituito le colonne conore ai verdetti della verità, quando ha tolto il romantico per avere il subito, quando non c'era più tempo, quando mi hanno detto che una musicassetta poteva essere un mp3 o un file sul cellulare, e che una foto poteva essere un post, che i ricordi sarebbero stati per sempre, ma mai davvero, se quel sempre non lo abbiamo dentro e non lo stringiamo con cura.
E allora capisco anche quel senso di "Le notti non finiscono, all'alba per la via".
Non finiscono le notti dei giovani, di chi sogna, di chi sale i gradini e scende e ricomincia e non li conta perchè la vita è come una canzone, un andare e venire, un salire senza scendere mai troppo, un sentire un canto e il sapore di un ricordo, avere un sorriso e insieme una lacrima.
Però in tutto questo qualcosa di bello c'è.
Ce lo hanno insegnato gli 883.
C'è sempre una canzone d'amore.


Se io avessi le parole
le potessi immaginare
fosse facile spiegare
si riuscissero a suonare
se potessi raccontare
se sapessi come fare...
ti scriverei
Una canzone d'amore...
per farmi ricordare
per farti addormentare
che faccio uscire il calore
che non ti so spiegare 





lunedì 11 febbraio 2019

Dolcezza

Scriviamo parole per riempire silenzi, 
per dare voce al nostro bisogno di stringerci. 
Una nostalgia, una pena, un dolore, mi hanno riportato al vento dell'assenza, ai rintocchi del campanile ignaro di quale peso potesse avere un minuto, 
al colore del giorno. 
Guardo i tuoi occhi che sanno dove vive la dolcezza, lì dove nascono fiori, e dove tu da qualche parte, all'improvviso, sorridi. 




lunedì 28 gennaio 2019

MI SORRIDO

E conto i giorni, un mese, un anno, due anni, tre anni. Faccio il gioco dei ricordi e della nostalgia, cerco la me stessa di ieri e che forse non c'é più, cerco di vedermi, di trovarmi, di pensare che il tempo è solo un brutto inganno, non lo comprendo, eppure passa veloce.

E faccio testa o croce coi ricordi belli e quelli infelici, sfido la sorte, sono cresciuta, non mi fa più paura l'insicurezza di un'età che è solo la mia, forse me la porto dentro, a volte composta a volte piú fragile, consapevole che ogni volta che è sentimento, allora quella è la vita.

Non so dove nascano le lacrime quando arriva la tristezza e copre tutto, forse dal cuore, di sicuro fa cosí male che non possono non arrivare da lí, come la felicità del resto, ed è per questo che piú hai il cuore pieno più senti, più ascolti i suoi battiti piú cresci. 
Dovevo capirlo da bambina, quando mi piaceva stare per conto mio a leggere, scrivere e disegnare, che non mi poteva bastare una compagnia vuota e acerba, che il mio batticuore era amore per la mia famiglia, per la vita, ed ogni volta era come una canzone nuova, intensa, dolcissima.

Ma come dice Guccini "quel vizio che ti ucciderà é solo vivere, vivere, vivere". Ed io allora non lo sapevo che per mantenere i sogni ci volevano i giorni delle fiabe, e che tutto è troppo grande per essere irreale per sempre. E cosí sono cresciuta.

Faccio m'amo e non m'amo con le margherite e le attese, con i ricordi belli e quelli tristi, dolorosi. Con quello che ho perso ho fatto la pace. A quello che ho avuto ho chiesto scusa e detto grazie. A volte mi commuovo, di fronte alla vita che è sempre cosí vera, ma ormai lo sanno tutti che a volte mi scappa una lacrima e va bene così.

A volte vorrei che ci fosse sempre il lieto fine. Che le cose non dette fossero chiare. Che tutto inizia e si trasforma. D'altronde il cuore é un concentrato di eternità. Qui ci sono tutte le cose che contano, le persone importanti, è come uno specchio.

Va' a finire che mi guardo allo specchio e qui mi sorrido.



sabato 26 gennaio 2019

SOTTO IL CIELO DELLA CITY

Cosa ti lascia dentro la città? Cosa ti conquista di quella bellezza un po' scomposta, armonia di passaggi, di turni, di percorsi, di passi, anonima ospite, estimatrice di sogni, regale allettatrice? Cosa ti resta dentro? Forse la frenesia delle strade, i biglietti della metro, le luci, i colori, le corse che vanno avanti e dietro, l'anonimato della folla, sotto un cielo di stelle e anonime comete. Quanto resti te stesso in città, quanto ti perdi, quanti cieli ha la luna, quanto cielo rubano i grattacieli? 

È bella la città, è libertà, vita, gioia, modernità, progresso, è una pausa da se stessi, dalla vita di sempre, dalle paure, dalle preoccupazioni.
In città si è davvero, si è se stessi al livello superlativo, ma senza fronzoli, senza orpelli, senza riflettori, soli tra tanti, se stessi e il proprio cuore. In paese basta guardare per ritrovarsi. Un balcone, un giardino di fiori gialli, un gatto assonnato, una vecchia sull'uscio di casa. 

In città no. Le luci ti riflettono, i suoni ti rispondono. In paese il silenzio è un modo di essere, in città è una condizione dell'anima, come quando gli occhi prendono il colore del cielo a forza di guardarlo, devi sentirle certe cose, se no non funziona. 

Mi piace la città, è la potenziale alternativa alla vita di sempre, è l'alleata contro la quotidianità, è lì che ti seduce con le sue possibilità, il suo passo veloce è una corsa incontro al tempo, alla vita, al domani. 
Mi piace la sua energia, la sua confusione, la sua forza, la sua accoglienza a tratti impacciata, troppo seriosa, troppo grande, troppo chiccosa. Io sono lì, una turista per caso che si sente a casa e a volte un'estranea, è bello essere un viaggiatore, c'è tempo per vedere, per capire, per comprendere. 

Mi piace la city che ti assorbe e ti incanta, le vie dello shopping e della modernità, mi fanno sentire come una tessera in più di un mondo irreale, bellissimo. Ma poi, oltre la city, all'improvviso ci sono gli angoli che ti sorprendono. I posti silenziosi della vita di sempre, dove qualcuno va in edicola a comprare il giornale, o cammina mano nella mano con un bimbo. Si aprono oltre le porte di un autobus. Oltre i fili del tram, oltre le insegne pubblicitarie. 

Sono i posti che ricordano i film in bianco e nero. Come questi, con la loro eleganza e dignità, sanno di veritá, commuovono. Qui il sole ha il sapore della metropoli e l'autenticitá delle cose discrete, quelle che non abbagliano ma riscaldano, quelle che sanno parlare e ogni volta mi fanno pensare a te.





mercoledì 23 gennaio 2019

COME DARWIN NULLA PUÒ

Si dice che l'intelligenza sia l'abilitá di adattarsi al cambiamento. In questo senso credo che io sia la negazione vivente del principio deterministico di Darwin.

Non é che non apprezzi i cambiamenti, anzi, ci vuole un bel coraggio a lasciarsi coinvolgere dai tempi moderni, secoli e secoli di evoluzione hanno tirato fuori solo il meglio. Eppure sono un'inguaribile romantica con un cuore antico e una buona base di malinconia e catastrofismo.

A me i cambiamenti fanno paura, mi intristiscono, e per cambiamento non intendo un taglio di capelli troppo scalato o troppo corto, un viso diverso, una taglia in più.

I cambiamenti che mi fanno paura sono quelli che mi portano via le cose cui mi affeziono, quelle che amo, quelle che mi fanno sentire a casa. Un binario vuoto. Una casa chiusa, un soffio di vento. Delle foto in bianco e nero.

È come ascoltare la voce dell'anima e sentirne il lamento, il canto, il pianto, il rimpianto, e poi non basta la consapevolezza del mutar dei tempi e della sorte - non a caso Lorenzo il Magnifico cantava con squisito sapor umanistico "oh che bella giovinezza che si fugge tuttavia"- i cambiamenti mi intristiscono a prescindere, sono un qualcosa che mi restano dentro, che fanno luce sulla realtà delle cose, che dicono quello che siamo, quello che conta.

Il panta rei, il tutto che scorre, il fiume in cui non ci si bagna mai una seconda volta. C'è sempre un vuoto, nel divenire continuo. Un probabile non diventato possibile, un possibile non realizzato, un amore non dichiarato, un posto mancato, un posto del cuore, un luogo che manca, un luogo che resta. Quanti posti conoscono gli occhi senza averli davanti davvero.

Sono luoghi dell'anima, e tutto quello che non é più, è ricordo. Perciò dico che sono una malinconica romantica a tratti fantasiosa a tratti catastrofica.

Perché in tutto questo mi piace pensare che ogni tanto nel mondo che ci sfiora e che scorre all'improvviso tu ci sei e sorridi, e che per tutto quello che cambia c'é un cuore che resta, che ascolta, e che sa vivere e ritrovarsi ancora e per sempre in un abbraccio.


sabato 19 gennaio 2019

STORIA DAL MALI

Una pagella cucita in tasca, come se fosse il lasciapassare di tutti i sogni del mondo. Un confine, chiamatelo limite invalicabile, tra la vita sognata e quella che è la realtà, tra il soffio di una vita e l'ombra acuta di una morte.
Breve sogno è la vita, ancor più breve quando il sogno diventa illusione di un futuro migliore, diventa un mare da attraversare e un'onda che ti tradisce, e nessuno sa nulla di te, nessuno conosce il tuo nome, il tuo volto, la tua storia cucita addosso e stretta attorno a quei voti e segni e materie che per i ragazzi di qui sono la noia della normalitá. Non sappiamo il tuo nome, storia anonima come tante, come quelle che ci passano accanto, come quelle che ci portiamo dentro e che non vogliamo ascoltare neanche più, e dire che qui abbiamo tutto, non ci serve un'istruzione per credere in un futuro migliore, in un mondo più giusto, in un destino più onesto.
I ragazzi di qui che per divertirsi si ubriacano, che non aprono i libri, che non parlano di sentimento, che hanno l'abulia dell'emozione e del dolore, li mascherano come possono, che non credono in nulla perchè nulla sa parlar loro davvero, non sanno che ci sono verità che dicono l'umano e il sacro, il posto dove la vita non fa sconti a nessuno, dove si cresce e si muore per un sogno di dignitá, dove si è sordi perché il nostro pseudo- benessere ci ha tolto il sacro e l'umano e la voglia di credere e di fare.
Dove si resta anonimi in una folla di numeri, con una pagella cucita addosso e con l'acqua del mare, salata come le lacrime che nulla possono cancellare. Come un sogno inespresso, forse un lasciapassare per un futuro migliore, alla ricerca di un proprio posto nel mondo, dove forse l'istruzione è ancora vista come un valore, dove qualcuno, seppur con gli occhi spenti, riesce ancora a credere e a sperare. 


venerdì 18 gennaio 2019

COME DON CHISCIOTTE

Ho imparato l'amore. A piangere anche.
A vivere forse sí, forse no, forse mai.
Sono cresciuto.
Ho dato nome alla forma delle nuvole, ascoltato i passi di un gatto per la strada, sentito il rumore del vento, la malinconia di una porta chiusa.
I sentieri non muoiono con la parola "fine", hanno altre strade, nuove vie, raccontano.  Quello che raccontano lo capiscono in pochi, quelli che hanno già visto, che hanno già capito. Chi può dire quando termina la storia di una strada, di un vicolo di paese, di una casa, di un mare, di un impero.
Forse hanno silenzi per farsi ascoltare?
E che voce può mai avere un qualcosa che non interessa più a nessuno? Basta un cartello con su scritto "vendesi", con le spranghe alle finestre, con le tende alle imposte, con gli occhi spenti, e la stanchezza nel cuore? Il viaggio di ognuno è un viaggio verso se stesso.
La scrittura si sbriciola in canto, si srotola per la strada dove non passa più nessuno, e tutto quello che resta è la storia di un uomo, forse.
Ne resta traccia sull'ombra di un ricordo alla finestra, sui muri scrostati, nei vicoli dove s'intrecciano altre storie, altre vite, nelle strade dove non passa più nessuno, eppure ancora si legge un nome, appena, l'impronta di una scarpa, di un profumo.
Tutto passa, e ovunque è sempre un sogno scritto a metá.

mercoledì 16 gennaio 2019

RESTI TU

Questa vita che passa e ci lascia coi silenzi pieni di verità. Scorre via il tempo dell'incanto, dell'attitudine all'attesa, del guardare avanti mentre si assapora il ricordo. Cuore che non impari mai, cuore che non invecchi, sei un dolore che ritorna laddove custodisci il sacro e il bello, sei il tempo dell'infanzia che rivive nel fiore di ogni giorno, fiato sospeso nella luce di uno sguardo, eterna sostanza di puro amore, amore puro che vive lì dove resti tu. 

mercoledì 9 gennaio 2019

TITANIC 20 ANNI DOPO

Cosa mi ha insegnato il titanic 20 anni dopo?
Cosa si puó dire a una ragazzina che è ancora la stessa e che giá non lo è più?

Il titanic dopo 20 anni mi ha insegnato che ancora piango come la prima volta. Forse con più consapevolezza, con meno scintille sulle spalle, con meno illusioni nella testa, con meno ingenue aspettative. 

Allora, frequentavo la terza media, sapevo poco o nulla della vita (non che adesso ne sappia qualcosa di più), era un mondo fatto di cartone e fantasia, era come un sogno, il libro delle storie, dove tutto doveva ancora venire. Il titanic era un ritaglio di giornale incollato sulle ultime pagine del mio diario di scuola, a quel tempo avrò guardato quel film almeno una cinquantina di volte, era "my heart will go on", era Leonardo Di Caprio, era l'amore infinito, l' amore per sempre.

Il titanic 20 anni dopo mi ha insegnato che non sono più la stessa e allo stesso tempo lo sono ancora.
Mi ha ricordato che il tempo passa,
che la vita va avanti e si porta via una parte di noi, e non ce ne accorgiamo, mi ha ripetuto che il tempo del sogno è sempre troppo breve di fronte alla realtà delle cose.

Si dice che una donna diventi vecchia quando preferisce vestirsi per stare al caldo piuttosto che essere in tiro.
Ma non è così. Il bello di una donna è quando i suoi sogni resistono alle collisioni del tempo, e sono così grandi e veri e puliti da dare valore a tutto il resto.

Il titanic 20 anni fa mi ha insegnato che l'amore è un caso, un destino, un bacio, un incontro, uno schizzo al carboncino, un salto nel vuoto.

Il titanic 20 anni dopo mi ha ripetuto che l'amore è un dono, un volo, una danza, un canto, un incanto, è vivere con intensitá perchè vivere merita, è amare perchè l'amore è tutto e più di tutto, è andare incontro alla vita, per diventare se stessi, per salvarsi, ognuno a modo suo.

Il titanic 20 anni dopo mi ha detto che stasera sono malinconica. Che i film sono belli perchè hanno il posto eterno dei film. Ma il cuore è un'altra cosa, il cuore è davvero, per sempre.


martedì 8 gennaio 2019

I MIEI ALUNNI

I miei alunni sono autentici e sono originali. E oggi autenticità e originalitá sono dei veri e propri pregi. Insegnare in un istituto di questo tipo lo consiglio a tutti quelli che credono nella infinità varietà del tutto. 

È camaleontico, un momento prima sei la persona più positiva del mondo, il mondo è la tua patria, e il momento successivo sei come la voce di "The Ring", simpatica come i protagonisti di "Saw- l'Enigmista" o come l'incredibile Hulk sul punto di spaccare tutto. 

È catartico, quel "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate" Dante deve averlo pensato per i docenti del ventunesimo secolo alle prese con gli studenti più vivaci di oggi, è filosofico, come dire "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare", o forse è solo un'emozione per pochi adepti, un culto misterico di devozione alla causa scuola a mo' di rito di iniziazione che si basa su una buona dose di fede e spirito di sacrificio. 

I miei alunni poi, sono un corso di aggiornamento continuo. 
Con loro le civiltá fluviali hanno avuto origine vicino ai fiumi perché lí almeno era possibile lavarsi, e gli uomini primitivi non erano molto acculturati (non fa una piega). 

Siamo stati così tanto sugli Egizi che temo Tutankamon si risvegli e mi punisca per profanazione potenziale di riti, tempi e luoghi sacri,  ma poi mi solleva un po' che anche i miei studenti scrivono con scrittura pseudo- geroglifica, e allora spero che ad Osiride (e a Indiana Jones) facciamo almeno un po' di simpatia. 

Certo è una soddisfazione sentire urlare "Sei una ziggurat!" per dire che sei un tipo tosto e saper pronunciare Nabucosodor senza comprare una vocale. Senza nulla togliere alla piramide, ovvio, che rimane sempre la preferita. Ma poi ci sono anche i fuori programma belli, quelli da ricordare.

Succede all'improvviso che all'"urlo nero"di Quasimodo qualcuno parli di sinestesia, che alla parola ossimoro qualcuno decodifichi con "ghiaccio bollente". 
Sono i momenti da top ten, da pole position, da standing ovation. È la commozione, pura e semplice, di una prof che ci crede ancora e sempre e fino alla fine e vorrebbe insegnare qualcosa. 

I miei alunni mi stupiscono, mi incuriosiscono, mi fanno arrabbiare, mi deludono, mi sorprendono, mi fanno riflettere, mi fanno crescere, mi fanno mettere in discussione, mi arricchiscono, mi fanno guardare dentro continuamente. 
A volte mi sento svuotata, vorrei fare tanto per questi ragazzi, dar loro la voglia, la forza, la fiducia per credere in se stessi e nei loro sogni, a volte è estenuante, ma resta che é comunque un lavoro bellissimo. 

E loro? 

Si preoccupano pure per me!
Tempo fa mi hanno detto. "Prof, come sta? Ci sembra un po' triste. Se è triste perché non ha un marito/ barra compagno barra fidanzato non si preoccupi! Ci pensiamo noi! Oggi pomeriggio telefoniamo a "Uomini e donne!!". 
Spirito imprenditoriale senza dubbio. 
Ogni scusa é buona per non studiare. 
Va a finire che adesso divento pure famosa.


domenica 6 gennaio 2019

BEFANA NOSTALGIA

I cieli dell'asilo erano quelli azzurri che si vedevano dalle vetrate e il mondo un giardino con le margherite e casette di plastica. Non lo sapevi allora che la vita era cosí grande e vera da non poterla chiudere dietro quella porta di plastica e dietro le mani di mamma e papá che ti accompagnavano a diventare grande.
"Volevo dire- scriveva Luiss Carroll- che uno non può fare a meno di crescere". Certo, Alice nella casa del Bianconiglio aveva mangiato un pezzo di fungo ed era diventata cosí grande da non entrarci piú, ma anche senza fungo ad un certo punto arriva per tutti il momento in cui ti trovi spaesato nella casa dei giochi, fuori misura, ed è come aprire gli occhi o asciugarsi una lacrimuccia e capire di non essere piú nel Paese delle Meraviglie. Effettivamente, a poco a poco scompaiono un po' tutte le cose.
Te ne accorgi guardando indietro, a ritroso, togliendo un colore, un sapore, cercandolo per le strade, pregando per ritrovarlo, lasciando un bianco e nero che racconta un tempo che non è più. 
É geniale Mary Poppins quando salta nei disegni e questi prendono vita, sono il posto dei sogni, della fantasia, della magia che dura fino a quando poi non arriva un temporale, e poi tocca andare via, ricominciare. 
È bella la scrittura, scrivere per me é una compensazione, la mia ricompensa per le cose che ho perso, per quelle che non ho capito, per quelle che mi hanno fatto soffrire. Ho smesso forse di sentirmi sbagliata in questo mondo di cui non capisco i confini, forse ancora un po' 
a volte é così, in realtá ancora non capisco il perché delle cose e delle lacrime, del tempo che passa e di quello che toglie e che lascia. 
A volte penso che ognuno abbia un filo a tenere con sé i momenti belli, gli affetti, le cose importanti...chissá il mio dove porterá, se c'é davvero, se é quello che mi sono legata al cuore e non si può vedere... Passiamo una vita ad imparare a mettere corazze e scudi e sistemi di allarme al nostro cuore per non farci ferire dalle cose e poi succede che alla fine tutto questo sistema di difesa perfezionato nel tempo non serve a nulla. Forse perché il cuore batte solo per ció che é importante. 
Quando amiamo.
E allora cresciamo un altro po'. 

venerdì 4 gennaio 2019

CINQUE DESIDERI SOTTO LA NEVE

Tetti bianchi, le strade gelate, e ancora nuvole piene di grigio, sfumature di pensieri. La neve delle ninnenanne è morbida come i sogni delle sere d'inverno, li puoi sentire prendere forma attorno al calore dei gesti che danno conforto, attorno al silenzio, alla lentezza. 

Tutto cambia quando c'é la neve, cambia il senso di un respiro, il tocco del freddo, un battito piú veloce del cuore. 
Cambiano le cose lontane, e quelle vicine che si sentono di più, cambiano i confini, e persino i pensieri non sono poi tanto male, se si hanno un tetto sopra la testa, e delle mani da stringere e accarezzare. 
Le strade invece, diventano senso e sembiante di quello che sono. 

Luoghi del nuovo e del diverso, sono i posti dell'insidia e della difficoltà, le barriere della imprevista alterità, l'altrove cosmico di nuove colonne d'Ercole, dove devi imparare a camminare passi profondi e spessi, o accettare di doverti fermare. 
La neve é il tempo delle pause del viaggiatore, dei silenzi corali, dello stupore dei bambini, delle preghiere degli anziani, dei poeti, dei sognatori di oggi e di ieri, del viaggio di ognuno attorno a se stesso, delle parole sul vapore di un vetro, sulla pagina di un libro, nel tepore di una mano. 

La neve dei bambini non è quella degli adulti. È bianco panna, pezzi di nuvole, caduta di stelle, bianco cotone, filo di ovatta, fiocchi di latte, pappa di riso, bianco sorriso, manto gentile che ricopre le cose di oggi e di ieri, e i pensieri, forse. 
Allora respiro, sospiro, sentimento, candore, calore.
Nel freddo delle strade in cui mi arriva il tuo nome, cinque desideri sotto la neve. 



Immagine: "La prima neve", Bomi Park

sabato 29 dicembre 2018

CAPODANNO SENZA DANNO

Capodanno con il botto, Capodanno senza l'otto, Capodanno piú che dotto, Capodanno meglio ghiotto. Sta per finire un altro anno, un anno in più sulle spalle, un anno per tirare le somme, un anno per azzerare le attese, per fare un bilancio, un piano da realizzare, un piano da ribaltare, che la vita poi, non la capisci mai fino in fondo.

Capodanno senza danno, Capodanno come un canto, Capodanno con il giallo, come i mattoncini del lego, la formula di un incantesimo, tutto quello che serve per costruire, come il colore del sole. 
Capodanno nostalgia. Capodanno allegria.  Capodanno vestaglia, pigiama, vestito da sera, vestito da viaggio. Capodanno trucco e parrucco, Capodanno di trenini, e "YMCA" e trallallà.

Capodanno malinconia. Sapore di antico, vecchia poesia che si ripete, anno che finisce, tempo che parla e racconta.
Ho passato incroci di sguardi, e giorni lunghi come luci improvvise di cartoni animati, momenti indelebili troppo veri per rendermene conto, e momenti di ordinaria quotidianità, che poi sono quelli che contano davvero, quelli che danno senso al tempo, e si ricordano.

Ricordo tutto. 
Perfino le volte che senza conoscerci ci siamo sfiorati senza incontrarci. Il  motivo di una canzone. Addirittura il paradigma di fero- fers- tuli- latum-ferre. Le volte in cui mi sono chiesta se mai mi hai pensato un pochino anche tu.
Ripenso a quest'anno passato e non posso che ringraziare chi mi è stato vicino. Perdonarmi gli errori che ho fatto, tutte le volte che non ho capito, le insicurezze, le paure della ragazzina che ero. 
Augurarmi di migliorarmi.
Di stringere forte quello che conta.

E allora Capodanno senza danno mi suona come manifesto programmatico. 
Locandina di un film ripetitivo e un po' monotono, testo di una canzone da riascoltare per capire bene il sapore dei baci e delle lacrime, degli abbracci e dei per sempre, delle attese e delle cose accantonate, lí dove il cuore, per il resto, conserva tutto.



Immagine: Jorge Lujan e Pietr Gobler, Oh i colori!

giovedì 27 dicembre 2018

DENTRO AL CUORE

Prima sono andati via i quaderni a quadretti grandi, poi le penne cancellabili, poi i libri di scuola, gli zaini, poi le penne colorate e le matite. Sono arrivati i giorni pieni di illusioni e le attese piene di giorni, i suoni delle declinazioni, i tempi delle coniugazioni, i paradigmi quasi fossero indizi di vita e veritá, segnali di fumo dal passato, segreti di sicurezza. Poi se ne sono andati i capelli corti e le code con l'elastico, il tempo dei giochi e le merende, e sono andati via un po' tutti,  forse sei andata via un po' anche tu, perché ognuno aveva il suo posto e il suo tempo scritto sul fiato di un vetro, o sul ricordo di un braccio, un sorriso impresso sulla pelle. Sono andate vie le fotografie della polaroid e quelle del cellulare, le notti di Natale, le ninnenanne davanti alle finestre, i giorni dei sogni, quelli dei disamori, quelli del pianto, del disincanto. Non mi piace la parola fine. Sa di passato, di dimenticato, di interrotto, di tristezza. 
Eppure si cresce ed ogni giorno è un cambiamento.
Lo si impara da subito che l'altra faccia dell'amore è il dolore, ma senza l'amore non saremmo vivi.
E allora crescere non é altro che imparare a riconoscere l'amore. Quello dei primi passi per casa, delle ninnenanne, dei sorrisi della nonna. Quello dei grandi, che non è molto diverso da quello dei piccoli, se non per una maggiore consapevolezza, e per gli occhi piú lucidi. Passano molte cose, ma quelle che restano le trovi tutte qui, strette strette dentro al cuore.


sabato 22 dicembre 2018

LA CAMPANA DELLA SERA

Suona la campana della sera, anche se tra poco è Natale, torna l'ora di chi non cresce, di chi è invecchiato.
Torna come sempre, ogni giorno allo stesso battito, e racconta un suono che non cambia, mentre cambiano i contorni del paese, i colori del tempo, che col finire del giorno lasciano i muri tiepidi e disabitati. Suona con il suo misto di storia e nostalgia, con i passi di chi ha imparato a camminare, e con l'ombra dei giochi nei sogni di chi non gioca più, con i panni stesi ad asciugare e le voci di quartiere che svaniscono; è la vita di paese che finisce e ricomincia, con le luci delle macchine e le imposte alle finestre, con i cartelli "vendesi" e nuove porte, uno strano antico sapore di quello che è stato. Nostalgia.
Suona la campana della sera, sotto Natale.
È il tempo che ritorna, il tempo di chi é cresciuto. Di chi si guarda attorno, e per un po', non ha paura di ritornare.

giovedì 29 novembre 2018

QUARTIERE

Torno a scrivere, forse perchè non bastano le parole, che spesso fanno rumore e nulla piú. Torno a scrivere perchè ho un po' di tempo per mettere da parte il resto e riflettere, per piangere, per capire le cose che vanno, quelle che passano, che ci restano a fianco, che si evolvono. Penso al senso di un sorriso, al Natale dei bambini che non é piú quello dei grandi. E mi ritrovo a piangere per te, che sei andata via e neanche ti conoscevo, eppure da dietro un vetro ogni giorno hai dato a questa strada il nome di quartiere, e dire che pure mi hai insegnato qualcosa, lí da quel vetro a guardare chissá cosa. Mi hai insegnato il senso di un'etá che finisce, mi hai mostrato il valore di un legame inscindibile, di un piccolo mondo a due lontano di piccoli gesti quotidiani e forse tenerezza, e mi hai ricordato che si cresce anche cosí, con i vuoti alle finestre dove prima c'erano luci ed ora non piú,
e che tutto ha senso, fino a quando c'é l'amore.

martedì 20 novembre 2018

NOVEMBRE

Novembre,
le strade silenziose,
il tempo deserto,
le porte chiuse
che raccontano.

Il vento racconta,
i giorni piú corti,
l'inverno precoce
che ti resta
nelle vene,
nel fumo
di un camino
passata eternitá
di un sapore
familiare

Racconta le guance 
rosse,
le valige di chi é venuto
e andato via,
di chi resta
con il silenzio degli
altri,
il tempo di una rosa,
di una lacrima,
di un saluto,

la luce di un lampione
illumina
un pezzo di cuore
sono le vie
delle preghiere
che portano
a casa

giovedì 15 novembre 2018

DI SEMPRE

Questo tempo
ha il sapore dei raggi d'autunno
quieti come un pallido sole.
L'infanzia
scorre via
nei passi di un anziano,
e non sa
dove va a finire
il tempo dei giochi.
La timidezza
si ristora
in un vicolo di paese,
con le finestre accese,
e le strade dimesse.
I fiori dicono
una poesia,
da qualche parte
nascono
quartine,
il cuore va
con il rumore di sempre.

venerdì 9 novembre 2018

STORIE

Le storie sono le persone.
I ricordi sono incontri,
incontrarsi significa riscoprire

una parte di sè.
La ricchezza sta in ció che il cuore conserva,
nelle emozioni che ci
insegnano ancora 
quanto conta 
restare umani.


martedì 23 ottobre 2018

TORNARE

Tornare, nuove strade, vecchi silenzi, nuovi rumori di pensieri. Tornare come passano le nuvole nel cielo, con il vento sulla faccia, uno sguardo diverso, un tiepido sole sui muri delle case, lo scodinzolio di un cane solitario, la vita che cammina e si ferma, ogni tanto, per strada. Tornare per capire, per vedere, per sentire, per piangere. Per ricordare i girotondi del tempo, i giochi della fantasia, le scarpe allacciate strette e sporche di ritornelli e felicitá, senza sapere che i sentieri fanno diventare grande, e che lo spazio pian piano si restringe, diventa piú piccolo, svanisce. Ritornare per essere ancora, per ritrovare il sapore d'autunno dalle case, il posto vuoto di un anziano su una panchina, il sapore delle cose buone, del pane, il senso di un sorriso all'improvviso. Tutto è finito, l'anima é infinita. Tu resti.


Qui dove si fermano i poeti.
Fermati. I posti del cuore
non finiscono
ma lasciano
muri di carta
che diventano
storie.
L' anima é infinita.
Tu resti.

mercoledì 10 ottobre 2018

PAESI

Spegnete il gps
chiedete indicazioni
guardate negli occhi della gente
le loro storie
perdetevi
cercate le strade
sentite il sapore della terra
l'impronta dei passi
il rumore del vento.
Osservate i fiori
che costeggiano l'asfalto
segnano la via
dove il tempo
si ferma
per ritornare

domenica 7 ottobre 2018

AUTUNNO

Autunno gentile
io mi scopro
in questa vaga parvenza
a rimirarti

Triste foglia
caduta
che la malinconia
raccoglie e assapora

Passa il vento
ed é un canto.
Canto doloroso
nel petto che languisce
Una strada solitaria.
Fiori gialli.
Mosto d'uva.
Dolcissima agonia
che ama e indugia

Ovunque
dove resta
il sapore dei tuoi occhi.

sabato 29 settembre 2018

SOLO UNA

Come puó l'ordine anarchico di spotify capire il senso delle mie emozioni, la necessitá di una canzone, l'imprevedibilitá di una musica non cercata, inattesa, inadeguata, che non sente e ignora i miei sentimenti?Come puó il random di un lettore mp3 capire le parole mute della mia anima, quando quello che vorrei è riavvolgere il nastro come una vecchia musicassetta, quando le canzoni avvolgevano penne biro e fantasie, e i sogni erano un profumo in piú che l'anima non sapeva di avere? Quanto abbiamo perso in entusiasmo e poesia, quando tutto é a portata di mano, quando basta un click, un messaggio vocale, quando conta il tutto subito, il tutto qui, il tutto per un po' e il tutto nuovo, il tutto mai spento, il tutto senza sapore, il tutto giá finito. Dove sono le canzoni di oggi, quelle per sempre? Sono quelle che ci portiamo dentro, che raccontano una parte di noi, che definiscono i nostri confini, ancor piú veri quanto piú é labile la percezione di questo tempo fragile e insicuro? Non lo so, so solo che quando sono triste, quando bruciano i tramonti,
c'è una sola canzone, solo una.

martedì 25 settembre 2018

AUTUNNO

Dentro l'autunno
la natura
si srotola in canto.

Il mio cuore
assorto
ha il sapore mesto
dei raggi del sole

Una vaga malinconia
mi lega a te

Come faró
a guardare l'incedere
breve del giorno
senza pianto?

Il vento canta
canzoni d'amore
per ritornare.

mercoledì 19 settembre 2018

UNA STORIA

Vorrei leggerti una storia, di quelle che hanno il sapore della pioggia d'autunno, e ancora il calore dei raggi del sole sulla pelle. Di quelle che respiri nella sera più fresca, quando l'imbrunire é un soffio di malinconia, e la tela di un pittore si riempie di sospiri e colori sfumati. Vorrei leggerti una storia, magari in una sera come questa, con la pioggia che bagna le mie sensazioni, con questo tempo che si porta via la mia estate, una parte di me, di quello che è stato. É in serate come questa che il cuore rallenta un po', e comincia a raccontare. Non è triste la gente che aspetta o racconta, é solamente lontana. La mia è una storia di attesa, di quelle che cercano nel vento un profumo, e poi potrebbero viverne una vita intera. Di quelle che si scaldano al sapore delle lacrime, e che stringono al petto le promesse, le speranze, le piccole gioie d'ogni veritá, e di questo tempo a metá fanno la loro pienezza, perché la pioggia é come un canto, eco lontana, di tutto quello che sento, e che non so ancora dire.

lunedì 3 settembre 2018

ISTRUZIONI PER PRODURRE DOLCEZZA

Un abbraccio si fa cosí
si perde il centro del mondo
si spostano le braccia
si mischiano i pensieri
si stringe forte
e il cuore
resta
vicino
al tuo


SETTEMBRE

Settembre. I giorni del rientro a scuola, in cui tutto rallenta, in cui la vita ricomincia. Non lo sapevo da piccola che era una nuova fase di vita che prendeva inizio, settembre era la fine del mare, dei bagni, delle vacanze. Per la veritá, era anche bello tornare alla normalitá, e per me normalitá aveva data 1 settembre, quando i miei genitori avevano la presa di servizio a scuola. Allora era un crescendo di nostalgie e aspettative, ed io cercavo l'estate tra i vicoli di un paese che del sole d'agosto aveva ben poco. C'erano allora le spese d'obbligo per tornare tra i banchi. E non si trattava solo di colori, astucci o libri di testo dal tipico profumo di nuovo. No. La mia spesa preferita era il diario, il diario scolastico che di lí a poco sarebbe stato pieno di frasi e di disegni. Mi affascinavano tutte quelle pagine bianche da riempire, e non mi rendevo conto che ognuna di quelle pagine sarebbe stato un giorno, e poi un mese, un anno, una vita. Non lo sapevo che si cresceva cosí, tra una pagina vuota e una da riempire, aspettando l'estate e i pomeriggi per giocare, tra gli sguardi di compagni e maestre, che erano lí e credevamo fosse per sempre. E cosí sui quaderni a quadrettoni abbiamo imparato a scrivere nei bordi, ci hanno insegnato che non tutti i numeri hanno un quoziente preciso, e che le rette possono essere infinite, ma solo a patto di avere l'immaginazione giusta per tenere assieme tutti quei puntini. Lo capisci dopo che non sempre la vita ti permette di tenere assieme le cose, ma ormai é giá tardi, e non bastano piú i quaderni da colorare per cercare ancora il sapore dell'estate in settembre. Cosí cresci, fino a quando ti dimentichi pure il suono della campanella, la leggerezza dello studente e delle sue matite, le penne che davano spazio al mondo, che lo inventavano nuovamente. Cresci con le cose che ti restano dentro, con quelle che ti hanno cambiato, con quelle che ti ridanno a te stesso, con un settembre nuovo, che si lascia alle spalle un'estate e i suoi granelli di sabbia, che forse sono infiniti come le rette di tanto tempo fa, ma solo a patto di saperle immaginare e di tenere insieme nel cuore tutto quello che dura per sempre.


Settembre da docente. Suono della campanella. Un programma davanti, una classe di fronte. Sguardi curiosi, assonnati, annoiati, sguardi indagatori, occhi che ti scrutano, o che cercano chissá cosa. Chissá come ero io alla vostra etá, cosa vedevo, cosa cercavo, chissá come mi vedete voi ora. Il perché sono qui me lo ripeto spesso, voi perché dovete, io perchè l'ho scelto. Mi chiedo quanta vita mi trovi di fronte. Quanta vita ci sia dietro la vostra irruenza, dietro la vostra fantasia, dietro la vostra paura o incomprensione del perché delle cose. Vorrei dirvi che vorrei capire anche io. Il perché delle cose, quelle che ti segnano sempre, quelle che si amano, quelle che rendono in ogni caso unica la vita. Vorrei dirvi che con la cultura siete piú forti, che sedevo anche io tra quegli stessi banchi e disegnavo meraviglie, e che il futuro appartiene a voi stessi, a patto di diventare davvero chi voi siete. Vorrei sedermi ancora tra quei banchi dove mi fermo da un'altra prospettiva, e guardare settembre come voi, con voi,  con il suono di una campanella che segna un nuovo anno,  mettendo assieme i puntini,  per sperare e sognare ancora.

sabato 1 settembre 2018

ESTATE

Era il primo giorno d' estate. Il giorno in cui tutto si mette in cammino. Lo fermavamo con la macchina fotografica, o per lo meno ci illudevamo. Facevamo quante piú foto possibili, c'era la luce giusta, la luce giovane, piena di aspettative e speranze. Quando é arrivato il primo giorno dell'autunno? Quando una foglia cadendo ci ha ricordato che nulla dura per sempre, o il sale del mare ci ha detto che non é la pioggia a coprire il sapore di certe lacrime? Fatto sta che sono cambiati gli obiettivi, e anche una vecchia macchina fotografica ormai non esiste piú. Forse non scattiamo neanche piú foto, con i nostri smartphone che di prezioso alla fine hanno ben poco. Era il primo giorno dell'estate e si stava bene con nulla. Adesso tutto quello che conta lo conserviamo nel cuore, fosse anche il sapore di una spiaggia vuota, o di un lontano raggio di sole.

venerdì 31 agosto 2018

Kiss me romanzo


Una copertina rosa accattivante, e un titolo pieno di romanticismo.
Kiss me è il romanzo d’esordio della bookblogger “La gatta con gli occhiali”, alias Simona Mattolini, per la Nulla Die Edizioni. Quel che a prima vista sembrerebbe un romanzo al femminile, è in realtà una storia ricca di emozioni e colpi di scena. È infatti la stessa autrice, sul proprio blog, a definire lo spirito del libro: << una storia di autodeterminazione femminile, con aspetti avventurosi, di umorismo e sentimenti>>. Kiss me è la storia di Giovanna, giovane chirurgo costretta a lasciare l’Italia per poter fare carriera e sfuggire a logiche baronali che la vorrebbero sempre seconda ai grandi del mestiere. Incominciano per la dottoressa avventure che la portano a scontrarsi con realtà d’ogni sorta. Dalla noiosa e viziosa vita della Roma bene, con la quale entrerà in contatto per un crudele gioco del destino a quella povera e sofferente dei sobborghi di Kabul, dalla prigionia ai ritmi delle corsie di ospedali, la vita di Giovanna non sarà più la stessa. Basterà l’incontro con l’irritante e intrigante Lorena, e l’impronta di un tatuaggio sull’inguine, perché la realtà brutale lasci il posto alla magia, al sogno e alla fantasia, per il piacere di tutti a sognare e fantasticare…
La Mattolini scrive un libro frizzante, a tratti intenso, capace di tenere il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. La scrittura chiara e coinvolgente restituisce al libro moderno il piacere della lettura, quello che è per tutti evasione e sentimento, riscoperta di sé, se è vero che ogni volta il lettore quando legge, legge se stesso. Un’occasione in più per trovarsi e ritrovarsi, per il diritto che ognuno ha, a fare dei sogni il proprio posto del cuore.