martedì 18 maggio 2021

Per Battiato

Non piango il personaggio,
il protagonista dello spettacolo,
l'artefice delle scene
e delle piazze,
io piango l'uomo 
di un palcoscenico
senza applausi, 
quando la scena se ne va
e resta solo l'uomo,
piango per i teatri e le luci
che conosceranno altre voci
altre note, altri passi,
piango per un'età svanita
nell'attimo di una canzone
che ci ha creduto immortali
illusi e ingenui
al dolore, alla fine, alla poesia
all'amore. 
Piango per l'artista e il suo pubblico,
per l'uomo e la sua solitudine,
per la verità della vita
quando ti lascia uomo, ancora,
dietro il sipario spesso
di un universo senza voci
quando resta la musica,
il dono del poeta al mondo.

sabato 27 febbraio 2021

PER TE

Se potessero arrivare fino a te, vorrei che queste mie parole ti dicessero grazie, ti dicessero quanto sei stata importante per me, ti dicessero la pena che provo, il dolore che sento, che mi mancherai, che ti ho voluto bene. Se potessi dirti il senso di un giorno, di un risveglio vuoto, diverso. Insegnamelo tu, io sono troppo inesperta, troppo ignara del mondo, se solo quello che può significare un incontro nella vita di qualcuno, quello che una vita è, è stata, quello che una vita può significare per qualcun'altro. Avrei potuto dirti tante cose. Perchè perdiamo tutto questo tempo? Avrei potuto chiamarti, parlarti di un libro che ho scritto, parlarti di un libro che sto leggendo, confrontarmi con te, leggerti tra le righe di un libro che devo ancora iniziare, e che ho qui tra le mani, muto testimone di un qualcosa che ci teneva legate. La vita è strana, è imprevedibile, troppo grande e troppo immensa, la vita che ci unisce e ci separa, ci dà l'illusione di capire, di conoscerci, di capirci, e poi invece no, non basta. Non so dire le parole giuste, forse non ci sono parole, è il tempo del pianto, della riflessione, della gioia dell' averti conosciuta, in questo tempo che non so afferrare. che ci dice le cose importanti ma mai abbastanza, inseriti come siamo nella nostra piccola quotidianità, mi basterebbe una poesia, o forse no, un soffio di vento per dirti che ti voglio bene.

martedì 5 gennaio 2021

VOGLIA

Voglia. Voglia di questo cielo, di notte, voglia di questa pioggia, di questo tepore, di questo silenzio, di questo rumore, di questo tempo che scorre, di questo tempo che avanza, dilegua, passa, fluisce, pulisce, narra, invecchia, racconta. Pioggia. Voglia di questa pioggia, pianto d'estate, un giorno d'aprile, un raggio di sole, che dolce dormire. Voglia di questo sole che imbruna, scolora, trasfigura, scompare, voglia di tramonti, quando ci sono occhi negli occhi di rossi soli che sanno scaldare. Voglia di uno sguardo nuovo, diverso, immenso, gentile, uno sguardo per dirti sei tutto il mio mondo, ed in un abbraccio poter scomparire. Voglia di queste parole sconnesse, di queste canzoni stonate, di queste filastrocche sussurrate, di queste poesie inventate. Voglia di essere pioggia per fiorire tra l'asfalto di una tristezza, per cancellarti il brutto tempo nella verità di una carezza, per piovere dove gli arcobaleni sono le mani dei bambini, per lasciare le impronte dei nascondini. Voglia di essere pioggia in questo tempo che scorre, che piove, che passa, per essere la scia di una felicità antica, per pioverti addosso, come un soffio di vita. 

Buon 2021

Al buio di un giorno 
che finisce, 
i fiori lí nel vaso
piegano la testa: 

riflettono, pensano, 
rimuginano, forse
piangono di lacrime
il mio pianto, 
appassiscono nel 
dolore della fine,
nei vuoti del silenzio
come per qualche 
muta assenza, o verità

-nel non detto, ormai 
lontano 
restano, secchi-

sono andati via 
i passi di ieri, le abitudini,
i bicchieri e i tovaglioli, 
i vecchi posti a tavola, 
le voci per strada, le finestre
degli anziani,
 le liste della spesa

- un' ombra ed è sera,
nella strada buia di dicembre- 
Deserta.

E così, trasformo
l'amore in una preghiera
lì dove si può dire senza voce
e i fiori tornano di nuova luce 
a fiorire nel tuo nome 
nel giorno che verrà

Buon 2021

domenica 27 dicembre 2020

INVERNO

Quando fa freddo. 
Mi resta dentro tutto questo freddo, ha il peso della fine, il dolore dell'assenza, il tormento della incompletezza, della mancanza. Mi resta addosso questa sensazione di insensatezza, di irrealizzabilità, di inanità, di nullità, di incapacità a vivere, a fare. Quando fa freddo, è un tramonto senza luce, è un'estate senza sole, un inverno dentro l'anima, senza un fuoco, senza un conforto, senza una parola d'amore. Ci sono delle parole che restano dentro. Delle parole che ci hanno cambiato, delle parole che non abbiamo mai dimenticato. Quando muoiono le parole, non resta nulla. 

Tienimi vicino, tienimi stretta, tienimi in un abbraccio, in un'idea, un pensiero, un sogno. Tienimi perchè se mi tieni ci teniamo e il mondo è fuori, tienimi perchè se mi tieni non ho freddo, perchè se mi tieni l'inverno è bello. Tienimi in una fotografia, nella frase di un verso, tienimi nel cuore, anche se il resto ci sta stretto. Tienimi perchè se ci sei anche il mondo poi scompare, e ovunque vivono i sogni, le stelle, vivono perfino le parole più belle. 

mercoledì 11 novembre 2020

Goldrake

Dove vanno a finire
i sogni mancati, 
ci sarà un posto- un angolo, 
una direzione, una strada-
un posto per l'amore 
sprecato, per quello che si era, 
per quello che non è più. 
Ci sarà un cimitero di foglie
morte, in autunno, 
all'ombra di un albero, 
nella nebbiolina velata
all'acre odore di fumo, 
un tappeto di colori
su cui fare capriole
 -un incanto, un attimo-  
o forse no, non c'è posto
per i sogni mancati,
il mare ogni tanto
ce li riporta, 
lasciandoci soli. 


venerdì 6 novembre 2020

SEI TU

        Torna, se puoi tornare. 

Torna con il treno 

delle tre, con un vecchio

libro in mano, con 

gli echi bianchi 

di una poesia, 

in cui chi legge sogna

e chi scrive, racconta.

 

Torna, se puoi. 

Portami la cartella 

della terza elementare, 

la filastrocca dei colori,

i girotondi dei tramonti

quando si giocava 

a nasconderci, 

- chiusi gli occhi 

in una bolla soffiata- 

una bolla del cielo, del mare

torna perché è bello 

tornare, nella canzone

in cui chi canta vive,

chi ascolta è il tuo nome. 

 

Torna nelle mani strette

calde, a sentire, 

a pregare, nel riflesso 

di un vetro, al cielo 

che imbruna, sfuma, 

sfiorisce, svanisce, 

nel giorno che ho dentro

e che dura da allora, 

quel giorno che non finisce,

e che muto capisce. 

 

Torna nei passi diversi,

nei giochi dismessi, 

nei sogni dispersi. 

Nei posti vuoti, finiti,

perduti, dimenticati, 

scottati, seccati, nascosti, 

- nelle rughe del viso

 e del cuore che piange, 

che cerca, resiste, 

torna nel tempo

 in cui chi ti chiama

esiste, chi ascolta sei tu.

sabato 31 ottobre 2020

Lockdown

Si sta lontano,
e si lasciano dietro la porta
i giorni felici, i rumori
delle strade, i passi
verso l'eternità
inconsapevole.
Oltre, continua il rosa dei
cieli, il coraggio delle nuvole, 
in un monologo
che è una clessidra del tempo,
scorre tra le dita, 
come polvere di stelle,
era il volo delle bolle 
di sapone, il viso 
di un amore, il riflesso 
di un pomeriggio
all'imbrunire, - corsa
di grazia e di attesa- 
nell'ora che scioglie il giorno, 
privandoci
delle aspettative, dei sogni.
Si vive soli dietro la porta. 
Dietro la porta 
rifugio, conforto, prigione.
Dietro la porta
è sparita la giovinezza,
è svanita l'estate, è 
sfumata dalla conchiglia
la voce del mare,
si sono perse le rime
dei poeti di passaggio, 
dei venditori di fumo, 
dei passanti di quartiere, 
delle tessitrici delle preghiere
e delle matasse. 
Oltre, è scomparso l'altrove
della nostra incoscienza, 
della nostra attesa, della nostra 
ricerca da rabdomanti
 di carezze 
e aspettative. 
Sono scomparsi i portalettere, 
i mestieranti di giornata, 
i poster appesi sui muri, 
con la vita del posto 
e la pubblicità. 
Mi racconta una lacrima 
un ti voglio bene
non detto, 
un giorno sprecato, 
la reticenza di vivere
e di vedere.
Dietro la porta 
una macchia 
di umidità e un poster 
ormai sbiadito. 






giovedì 29 ottobre 2020

NASCONDINO

Ci si guarda piano, 
indietro, con le mani 
fredde, che pena
il ricordare. 

Restano sbiaditi 
sui muri, nell'intonaco
logoro dei giorni, 
i numeri di una cantilena, 
con gli occhi chiusi,
di spalle, mentre
ci si nascondeva. 

Ci si stacca piano, 
da quel muro, 
nel silenzio di case 
vuote, strade dimenticate, 
e pezzi di cielo
tra i tetti. 

Mi stacco piano,
cercando, contando
uno, due, tre,  
-quanti passi devo fare
per arrivare - 
cercando, chiamando

il freddo delle mani
rimane sull'intonaco
nella polvere delle strade, 
è un'ombra della sera
e subito scompare.

 

domenica 18 ottobre 2020

LE STELLE SI INCONTRANO

Amore, amore, è un amore che non si dimentica, che si legge tra le pagine di un libro, sottolineato a matita, scritto ai margini, al centro, in fondo alla pagina, tra un fiore dimenticato, tra uno colto e l'altro donato. Amore, amore, che sia un ti amo scritto sul finestrino di un vetro. In autobus, in treno, in una falsa partenza, in una partenza in ritardo, in una stazione, per strada, con un biglietto ancora da vidimare tra le mani, con quel timbro da cercare, non è una promessa, non è un'attesa, nè una speranza, ma una verità, un tatuaggio sul cuore, sulla pelle, e timbrare e come un po' volare. 

Amore, amore, che sia un ti amo lasciato su un muro di città. Un ti amo intonato al rosso di un semaforo, nella sacca di un venditore di rose solitario, nella malinconia di un barbone di quartiere, nella luce di un'insegna di un bar che la notte non chiude, nella sera fredda e solitaria, per le strade deserte, per le vette innevate, per le spiagge lontane, per gli approdi, i voli, i sogni, ci sarà un ti amo a scaldare i contorni. Amore, amore, è un libro di antico francese. È un sonetto, un pianto, un canto, un incanto, un vecchio disco, un vecchio film, una vecchia canzone, in bianco e nero, a matita, a colori, che sia un ti amo a dare voce al sentimento dei cuori. 

Amore, amore, di fronte alla vita e al tempo, che consuma quello che passa, che dona quello che resta. 
È un dolore che fa bello l'umano, che fa vero il relativo, l'apparente, l'instabile, l'imperfetto. Che rende il tempo perfetto, lo moltiplica, lo dilata, lo spegne, in un tramonto, in un ritorno, svanisce in un abbraccio, in un bacio è qualcosa di eterno, ed è un momento, ed è per sempre. Amore, amore, è un amore da cioccolatino, un amore da sbirciare, è un biglietto per farsi baciare. 

Un ti amo detto al cielo, al tempo, alla sorte, ad un vocabolario, ad uno specchio, ad un cellulare, ad una nuova ruga, lacrima, che sa di sale. Un amore detto ad una conchiglia per sentire la voce del mare, detto ad una galassia, ad una foglia, ad una costellazione per farla danzare, un ti amo timido ed immenso, mentre le stelle s'incontrano e girano intorno ai ti amo del mondo. 




sabato 3 ottobre 2020

PREGHIERA DELLA SERA

Preghiera della sera 

Per chi soffre, 
per chi è solo,
per chi è lontano, 
per chi ha compiuto 
un gesto gentile, 
per chi ha lasciato un segno, 
per chi ha dato valore 
ad un'esperienza, a un ricordo, 
una parola, per chi sa 
che la serenità 
deriva dalla purezza del cuore, 
per chi sa che il dolore 
può far diventare migliori, 
per chi magari ha perso 
qualcosa, ma nell'affetto 
ha trovato un vero 
grande miracolo. 
Per il cuore, che
conserva tutto.

venerdì 25 settembre 2020

Autunno (dentro)

C'è la parte che sento, e c'è quella che non conosco. 
È una strana malinconia, le strade silenziose, il giorno che si accorcia, l'orizzonte che si fa più vicino, il vento fresco, l'odore di fumo di camino, da lontano. I passi di un anziano arrancano un'attesa che si consuma lenta, di aspettative lontane. Questo è il tempo per ricordare, per meditare, per pensare. Pensare al senso di un nuovo inizio, ai giorni lasciati indietro, al dolore per quello che non è più. Nel cielo le nuvole scrivono lettere che forse non comprendiamo. Si è liberi quando si guarda il cielo d'autunno, quando il tepore dei lampioni è una luce fioca che conduce a casa. Le mani fredde fanno rima con il cuore. Spazzata dal vento, una foglia secca mi ricorda che quello che oggi muore, rinascerà.

mercoledì 23 settembre 2020

Settembre (ancora)

La ricerca delle prime foglie gialle, il mare di un blu intenso, la spiaggia che non vorrebbe mai lasciare il suo calore. La spiaggia dimessa, abbandonata, la sabbia che conserva l'eco di un altrove, la sabbia che porto con me, e che resta nella cucitura di una borsa, in macchina, come segno di un'estate già trascorsa, svanita nel sapore di un giorno d'autunno, di malinconia. Settembre con le sue foglie gialle, con i suoi fiori gialli. L'eco di un altrove mi chiama e mi spaventa. Mi affeziono al ricordo di un abbraccio, di un silenzio portato dal vento, di un calore che sa di giorni giovani, mentre cerco la voce del mare in una conchiglia, e una lacrima racconta quello che non so descrivere.   

sabato 19 settembre 2020

RITORNI

Ho bisogno di scrivere, ho bisogno di intimità, di spazi privati, di spazi accoglienti, gentili, riservati, non mi piacciono le grandi piazze, le chiacchiere, i rumori, i confusi suoni, gli eloqui, gli astanti insicuri, incerti, caotici, beffardi, senza nome, senza rispetto, senza un margine di errore, senza dire non sono perfetto. 

Sono fatta per il mare di settembre, il mare d'autunno, i posti di mare in autunno, i posti del sogno, della malinconia, un po' soleggiati, un po' ventosi, un po' silenziosi, i posti che hai dentro e che restano tali, che parlano e sanno bastare, che bastano e tuttavia ti sanno mancare. Sono per le altalene un po' vuote e un po' abbandonate, il dondolio che culla un pensiero, il ricordo di un giorno d'estate. 

Non mi piacciono i gesti rituali, i gesti sprecati, i sogni perduti, gli sguardi sfocati, il tempo che è andato e che sembra un po' un amaro, dove è andato a finire quel giorno, quel sorriso più pieno, leggero, ignaro. Abbiamo lavato via i passi di ieri, le carezze, le strette di mano, l'abbronzatura che nella doccia è un flusso gelato, finisce nelle bolle di sapone l'estate, e poi gli anni, le notti, il lungomare, i tramonti. E così sono fatta per i libri dimessi, i passi non letti, le parole di ieri, quelle per sempre. 

Sono per i borghi assolati, gli angoli stretti, i sorrisi degli anziani, i giochi dimenticati. Sono per i fiori spontanei, i muri scrostati, le chiese di campagna, i casolari abbandonati. Sono per un gatto che sonnecchia in cortile, per il girotondo dei bambini,dei nomi, dei ricordi, dei suoni, per gli angoli delle foto e delle cartoline, dei posti che erano e che non hanno attenzione. Sono per la metro che arriva sempre troppo presto, per i vagoni che porta con sè, per le vite che scorrono e che vanno confuse, abitudinarie, pensose, per il posto finestrino, per le fermate sconosciute delle linee colorate sulla pianta della città. 

Sono per le vite che non ho vissuto e che non ho capito, per gli affetti che sono svaniti e che pure lasciano un vuoto, per l'amore che non so descrivere in questa vita da scrivere, per l'amore che pure è l'unica cosa che conta, l'unica cosa che resta.

mercoledì 26 agosto 2020

Siamo d'amore

Le ultime volte, non le sai mai, non ti danno un preavviso, un nome, un richiamo, una voce cui aggrapparti, semplicemente se ne vanno, vanno via, finiscono. Si accorciano le giornate, in questa fine d'estate che tra un po' è autunno e neanche me ne sono accorta, dove sono andati questi giorni, come sono trascorsi questi giorni lontano dal mare, lontano dal sole, dalle pause lunghe a perdita di tempo, a perdita d'occhio, perchè il mare è infinito, perchè il mare è una lunga distesa di cielo e di blu, è fatto di pensieri, sguardi, profondi, immensi, perchè il mare è come l'anima, è uno specchio, e a guardarlo si vede quello che si ama, che si è, che si è amato, che si è stato. E così portiamo dentro pezzi di cielo e di mare, e parole non dette, non scritte, vuoti, e a guardarsi si vede che siamo fatti d'amore.

lunedì 17 agosto 2020

QUELLO CHE RESTA

Ogni giorno perdo qualcosa, qualcosa cambia, ogni giorno qualcosa passa, svanisce, finisce. E si svuotano le lavatrici, termina il rumore delle colazioni, scorrono via i passi più leggeri, le ombre che si allungano sulla spiaggia, le impronte che lasciano un segno, lì dove il mare è tempo che passa, e subito scompare. Ogni giorno lavo via l'inchiostro della penna a sfera che comprai bambina: sulle mani sporche di sogni e ricordi, sbiadiscono le macchie sui quadernoni a righe, sulle regole di matematica, sulle formule da imparare a memoria, e poi, a poco a poco, sbiadiscono pure quelle, come la foto di una polaroid, il raggio di un sole già svanito. Quale sole avevamo quel giorno, quanti giorni giovani, quanti soli inconsapevoli, spensierati. Veloci, forse. E sbiadiscono le pieghe dei calendari, i segni vicino alla porta per vedere se si è diventati alti un po' di più, le torte di compleanno, e i bagni al mare interminabili, che ti dovevano chiamare da fuori, per uscire, e non lo si sapeva, ma era bello.
Dove sarà finito quel mare, quella spiaggia. È sbiadito quell'orizzonte nell'istante di un volo?
 L'amore no, invece non sbiadisce. L'amore non passa, si moltiplica, ingigantisce, è inversamente proporzionale al tempo, è un numero che non conosce cifre, è un poema in versi, in rima baciata, alternata, in rima di baci, di voli, di suoni, in qualsiasi istante, vicino, lontano, adesso e per sempre, in qualsiasi istante è un avverbio di modo, di tempo, di luogo, in qualsiasi instante è un amare un po' di più. Non è una regola matematica, non si mette tra parentesi, al massimo si moltiplica all'infinito, e il risultato non è la somma, non è la divisione, ma il resto di un'addizione che vince il tempo e i passi sbiaditi, che vince il tempo e la sorte. L'amore è il resto. L'amore è tutto quello che resta, quando il resto svanisce. 

mercoledì 5 agosto 2020

LETTERA AL VENTO

Cos'è questa malinconia che sento in un film in bianco e nero, nelle case abbandonate, nei vicoli dismessi dove sbiadiscono vecchi manifesti, e i fiori alle finestre sono timidi, e si consumano al vento le finestre. 

Cos'è questa malinconia che mi spinge a stringere la sabbia nelle tasche, il tepore della spiaggia sul finire del giorno, un mare che si svuota e torna il silenzio, ecco un pescatore, solo e lontano, nel suo sapore di tramonto e di sale. 

Cos'è questa malinconia che sento nascosta in un libro su una bancarella di antiquariato, in un treno alla stazione, nei passi indietro della memoria, del tempo, dei ricordi, dei giorni, dei libri preziosi, dei poeti, dei sogni. 

La malinconia della tv quando danno vecchie pubblicità, quando guardo vecchie foto, gli sguardi che non si sapeva quello che era, gli sguardi ingenui, felici, insicuri, ignari, gli sguardi pieni, coraggiosi, giovani, gli sguardi quando c'era tutto e non si sapeva. 

Cos'è questa cosa che senti e che sento, che ci fa guardare davvero, che ci fa capire, vedere, riconoscere, apprezzare, perdonare, mettere via, ritrovare. 

Questa cosa che fa sentire vuoto e presenza, assenza e certezza, conforto e tristezza. È un dato immutato, un segno mai spezzato, una lettera al vento, una lettera muta d'amore.  Come scrive Carter: "Vorrebbe dire qualcosa, ma non ci riesce. È lontano milioni di miglia. Siamo entrambi lontani da qui eppure c’è qualcuno che piange. Già allora cominciavo a capire com’è possibile stare in un posto. Ma anche in un altro".

AGOSTO (ESTATE)

I messaggi in bottiglia, sul fondo del mare, i tuffi per trovare un segno, il testo perduto, la perla nella conchiglia, la perla del mare e delle sue promesse.
La perla che viene da lontano, protetta dal guscio, dal mare di Mompracen, il mare dei tropici, delle isole e dei coralli, il mare dei poeti e dei marinai, il mare della luna nelle notti d'estate, lontano da tutto, dalle stelle, che fanno capolino in un riflesso di luce, dalle stelle che illuminano un viaggio, lontano. 

Ondeggiano al vento gli ombrelloni nella danza dei colori e dei giorni, e sono come i gabbiani sugli scogli, si contendono il loro stesso volo, e finiscono nelle mani di un bambino, che stringono bolle di sapone, e aquiloni. Sul bagnasciuga restano dimenticati i segni dei giochi, restano fino a quando qualcuno non li guarderà con gli occhi di ieri, e vedrà un castello, una fortezza, una nave, un pirata, un gioco del tempo. La salsedine imprime un sapore di antico. È il sapore della spensieratezza, quando è bastato un attimo, e le bolle di sapone sono volate via, quando si è diventati grandi all'improvviso.


PAROLE PER FARLE TORNARE

Si aspettavano le tre ore, prima di fare il bagno. Il tempo era lento, lunghissimo, interminabile per chi voleva entrare in acqua, al mare da bambini la digestione era un passaporto per fare sul serio, un visto da firmare, un protocollo da seguire ereditato dai genitori, sussurrato di voce in voce, detto dai più grandi ai più piccoli, il segreto della spensieratezza, del bagno perfetto.

Ma poi quel tempo è passato, forse troppo presto, troppo in silenzio, troppo veloce, troppo breve, e in quel mare ci siamo lavati i pensieri, ci siamo lavati la pelle, i sogni, i giorni che erano, quello che eravamo, che siamo. Abbiamo lavato i giorni dei tuffi per i gironi dei grandi, e non lo sapevamo, che ogni mare dà la vita ma ci toglie anche un po' qualcosa, e questa vita è un qualcosa che cambia continuamente. 

E così abbiamo lavato le parole di ieri, le risate, le storie, le fate, le frasi che in acqua escono così bene, e che galleggiano nella incoscienza di una muta giovinezza, le frasi sporche di sale, dal sapore di salsedine, le frasi che restano al mare, e che nessuno è lì per ascoltare, per conservare. 

Ci siamo presi il posto in prima fila, all'ombra mutevole di un pomeriggio più lungo, al sapore del fato, del fiato, della sabbia legata ad altra sabbia, dei granelli piccoli e tutti da soli, slegati, imperfetti, imprecisi, dalle forme mutevoli, cangianti, preziose, informi, difformi, e dire che tutto ci sembrava immutato, e dire che tutto ci sembrava perfetto. Abbiamo sciolto i capelli dal sapore di sale, dalla salsedine di uno scoglio, nel volo di un gabbiano, di un granchio, di un guscio, ma le conchiglie non hanno la voce del mare, dopo un po' resta il senso dell'assenza, il dolore del mare. 

E così sono finite le stelle marine, le pietre, le dune di sabbia, le alghe, i pezzi di vetro, i pezzi di Omero, del tempo, di ieri, di oggi, di noi, di voi. Si sono sciolti i capelli, slegati dai tuoi, dal mare, dal tempo. Si sono perse le filastrocche inventate, le parole crociate, le parole di sabbia, le parole del vento, le parole del mare, e non lo sapevo allora, ma queste parole sono le mie, queste parole sono le tue, queste parole sono per farle tornare.

sabato 18 luglio 2020

Giorni giovani

Dove vanno a finire le parole non dette, l'amore sprecato, l'amore provato, l'amore mai dimenticato, l'amore che cresci, l'amore che sogni, che senti, che inventi, che crei, che sei. Dove vanno a finire le stanchezze degli uomini. Quelle stanchezze che sono delle grandi verità, che non avvengono sempre, e quando avvengono ti cambiano. Dove vanno a finire le parti di noi stessi che eravamo e che all'improvviso non sono più, le abbiamo lasciate andare via per caso, ci sono sfuggite in un vicolo di paese, all'ora indefinita di un pomeriggio qualunque, all'incrocio di una cabina telefonica che nessuno usa più, al sapore di un vento che a tratti è già troppo lontano. Se ne sono andati via i giochi, le giravolte e tutti giù per terra, le giravolte con lo sguardo all'insù, e poi i libri di scuola e quelli che erano i giorni di sempre. I giorni giovani, come possono esserlo i sogni giovani, che non sanno nulla di certe stanchezze, nè di quei sentimenti forti che subentrano dopo, quando guardi indietro, e sei già grande, già conosci il sapore dei tramonti, della nostalgia, di tutto quello che dura oltre quell'angolo, oltre l'attimo che ci riporta ancora una volta a noi stessi.